La mostruosità del sangue mestruale

La mostruosità del sangue mestruale

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Francesca Grassitelli

Se questa settimana hai le mestruazioni, forse è meglio non dilettarsi in cucina con torte e focacce: l’impasto potrebbe non lievitare.

Quante donne, anche tra le più giovani, hanno sentito dire questa frase magari dalla propria nonna? Ancora oggi persistono diversi falsi miti sul ciclo mestruale, tutti retaggi di credenze del passato.
La conserva del pomodoro potrebbe scoppiare. Lo shampoo o la tinta non durano abbastanza. I peli crescono più velocemente, non ha senso farsi la ceretta. Rimanda la doccia alla settimana prossima.

Per gran parte della storia, il sangue mestruale è stato considerato “tossico, impuro”, e tale era la donna in quel periodo del mese. Nella maggior parte delle culture, il sangue mestruale ha fatto paura, quasi assumesse i contorni di un’entità demoniaca.

Le prime affermazioni a riguardo provengono da Aristotele, filosofo dell’antica Grecia, secondo cui sia lo sperma sia le mestruazioni erano residui di alimenti che non venivano correttamente processati durante la digestione. Se nell’uomo il calore vitale riusciva a trasformarli in sperma, nella donna invece – che ne aveva meno – questo processo di trasformazione restava incompiuto, e perciò il suo corpo lo espelleva mensilmente.

Spostandoci nell’antica Roma, Plinio Il Vecchio descrive nel suo Naturalis Historia le conseguenze nefaste di una donna mestruata:

“[…]  All’arrivo di una donna mestruata il mosto inacidisce, toccate da lei le messi isteriliscono, muoiono gli innesti, bruciano le piante dei giardini; dove lei si siede i frutti cadono dagli alberi, al solo suo sguardo si appanna la lucentezza degli specchi, si ottunde il ferro, si oscura la luce dell’avorio, muoiono le api degli alveari, arrugginiscono istantaneamente il bronzo e il ferro e il bronzo emana un odore terribile; bevendo il liquido mestruale, i cani vengono presi dalla rabbia e il loro morso è affetto da un veleno insanabile.”

A poco a poco la donna inizia ad essere considerata pericolosa, mostruosa, da tenere alla larga. E’ strega e incantatrice, provoca il malocchio, merita la morte sul rogo.
Ma non è sempre stato così. Se torniamo indietro nell’Età della Pietra, ben prima del consolidamento delle strutture patriarcali di potere, erano le donne a trovarsi al centro della società e della cultura. Anzi, il corpo femminile e il sangue mestruale erano considerati sacri, generatori di vita, simbolo dello scorrere del tempo e delle fasi lunari. In questo, probabilmente, Rousseau ci rivedrebbe il suo caro mito del buon selvaggio.

Queste civiltà erano società matrilineari e matrilocali. Mentre il termine matriarcato sottintende una dominazione delle donne sugli uomini, in queste società l’elemento femminile era investito naturalmente di autorità e considerazione, senza bisogno di esercitare predominio.

Le mestruazioni sono un fatto politico

Con l’avvento del patriarcato, molti dei simboli sacri femminili sono stati demonizzati: il serpente biblico, personificazione del demonio, era nelle antiche culture pagane strettamente connesso alla Dea Madre. La donna mestruata, capace di dare oracoli tale è la sua connessione con le energie vitali, è diventata una strega maligna.

Non è difficile immaginare in questo contesto lo “zampino” delle nuove religioni, soprattutto di quelle monoteiste, nella loro veste contingente. Per questo, simili credenze e superstizioni trovarono terreno fertile nel Medioevo, diventando parte integrante della lotta contro le donne – o contro le streghe.
Strumentalizzate le mestruazioni, ora motivo di stigma e vergogna, si può procedere con il mantenimento dello status quo maschile.

In questi anni bui, di mezzo, una donna mestruata era capace addirittura di provocare la morte dell’uomo col quale si accoppiava durante un’eclissi di luna. Al suo tocco gli specchi diventavano opachi e qualsiasi altra cosa impura, mentre il raccolto era ormai perduto.

Nel Levitico 15, terzo libro della Torah ebraica e della Bibbia cristiana, al versetto 19 si legge che

Se una donna ha un flusso nel suo corpo, e questo è un flusso di sangue, la sua impurità durerà sette giorni; chiunque la tocca sarà impuro fino alla sera.”

Così il Levitico paragona il flusso mestruale alla gonorrea: il sesso femminile sanguinante va trattato come una piaga sospetta.

L’Induismo ha cucito addosso al ciclo mestruale le vesti di una maledizione che va combattuta con l’isolamento. Le donne vengono così allontanate nelle cosiddette “menstrual hut” – secondo una pratica che in Nepal viene definita Chaupadi – capanne mestruali che servono per evitare di contaminare il resto della popolazione.
Le Leggi di Manu, uno dei testi religiosi hindu, esprime perfettamente questo punto:

La saggezza, l’energia, la forza, la vitalità di un uomo che avvicina una donna insudiciata da escrementi mestruali periscono per sempre”.

Ecco che ritorna la gerarchia patriarcale. Ce lo fa notare Simone De Beauvoir nel suo Il Secondo Sesso, quando afferma che poiché si pensa che la donna raggiunga in quei giorni l’apice della sua energia, si teme che in un contatto intimo possa trionfare sul maschio.

Decostruire e liberare

Oggi, scientificamente parlando, sappiamo perfettamente cosa sono le mestruazioni e abbiamo tutti gli strumenti per smentire tali credenze. Eppure qualcuno di questi miti riecheggia ancora nelle credenze popolari dei nostri giorni, piegando generazioni di donne alla convinzione che il mestruo ci renda più vulnerabili, sporche, meno degne.

Diffondere informazioni corrette è l’arma più potente per decostruire queste idee, in noi stesse e nelle generazioni future, e per liberarci dallo stigma. Solo abbracciando la totale naturalità del ciclo mestruale, questo si libererà dal suo “potere negativo”.

Negli ultimi anni, grazie soprattutto a questa quarta ondata di femminismo, tante sono le persone che lottano per la normalizzazione della ciclicità femminile.
Il sangue mestruale è un fatto politico: è politico perché serve al patriarcato per mantenere il suo predominio, è politico perché va rivendicato assieme alla nostra voce e alle nostre esigenze. E per questo dev’essere discusso, ripensato, liberato dalla vergogna.

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