DAL LAMBRO AL PO, UNA CATASTROFE AMBIENTALE

È allarme degli ambientalisti sul disastro ecologico dei fiumi Lambro e Po, nonostante le rassicurazioni arrivate oggi dal capo della Protezione civile Guido Bertolaso che, visitando il Po, ha dichiarato che le analisi delle acque sono nella norma e la pellicola oleosa che copre il fiume non è pericolosa. Ma il disastro ambientale che ha interessato i due fiumi, invasi da martedì da un'onda di petrolio fuoriuscito dalla raffineria di Villasanta vicino Monza, allarma le associazioni ambientaliste, che oggi hanno dato vita a varie proteste, mentre la Procura di Rovigo ha aperto un'indagine sulla vicenda.

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ANSIA NUCLEARE

Da oltre vent'anni il dibattito sul nucleare non era così caldo. Dai tempi della strage di Chernobyl e dal referendum abrogativo del 1987. Nel febbraio del 2009 il governo Berlusconi ha firmato con la Francia un accordo per la costruzione dal 2020 di quattro nuove centrali nucleari di terza generazione. E ultimamente si sono rincorse voci sulla mappa dei siti. I luoghi ipotizzati sarebbero: Montalto di Castro (Lazio); Caorso (Emilia Romagna); Trino Vercellese, precisamente Leri Cavour (Piemonte), Chioggia (Veneto) e Ostuni (Puglia). Notizia di pochi giorni fa è, invece, che il Consiglio dei ministri ha impugnato presso la Corte costituzionale le leggi regionali di Campania, Puglia e Basilicata che vietano le installazioni nucleari sul loro territorio. Sostenendo che non è di competenza regionale. Anche se in realtà, in tema energetico, la Costituzione precisa che Regione e Stato hanno competenza concorrente. E senza intesa, non ci sarebbe nulla da fare.

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QUANTO CONTA LA PAURA

Un viaggio nel mondo del nucleare tra rischio reale e rischio percepito

Si è aperto di nuovo il dibattito sul ritorno all’uso di energia nucleare. Ed è di nuovo guerra tra le istituzioni. Sono cambiate molte cose dall’8 novembre 1987, quando l’Italia rinunciò al nucleare, un anno e mezzo dopo il grave incidente di Chernobyl. Ora diventa forte il bisogno di tornare a riflettere su quella scelta, nell’intento di tutelare l’ambiente in cui viviamo e, nel contempo, dare un futuro alle nostre politiche energetiche.

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SULL'URANIO IMPOVERITO LA RICERCA CONTINUA

Intervista a Mario Boccadoro, direttore della Divisione Ematologia dell’Università di Torino e del Dipartimento di Oncologia delle Molinette di Torino: “Nei documenti ufficiali emerge che la nocività di questo metallo non dipende dalla radioattività, quanto piuttosto dall’inalazione delle sue nanopolveri”

Si parla di 216 morti e 2500 ammalati, ma queste cifre potrebbero essere solo la punta dell’iceberg. Le vittime sono militari italiani reduci dalla Somalia, dalla Bosnia, dal Kosovo, dall’Iraq e da zone di guerre combattute a partire dagli anni ‘90: a distanza di anni molti reduci hanno sviluppato gravi patologie al fegato, ai reni, ai polmoni, linfomi, leucemie e tumori.

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ANCORA UNA VOLTA TRINO

Il comune vercellese è tra i siti papabili per un nuovo impianto nucleare. Ma nessuno lo vuole

Da cinquant'anni l'atomo scandisce la vita di un borgo di 8 mila anime, Trino Vercellese. Lo fa a momenti alterni, ma senza mai abbandonarlo. Qui fu costruita la prima centrale nucleare italiana nella primavera del 1964 e, proprio qui, il governo Berlusconi vorrebbe costruirne un'altra, di nuova generazione. Ma con lo stesso problema, le scorie: la zavorra radioattiva di questo territorio che tra Trino e Saluggia ne custodisce l'80% del nostro paese. In luoghi, tra l'altro, poco idonei come le zone golenali di Po e Dora Baltea.

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SALUGGIA, CAPITALE DELLE SCORIE

 

IL CARTELLO DELLA DENUCLEARIZZAZIONE

Torna di moda la “free nuclear zone”. L’hanno inventata a Robassomero, nel torinese, quasi vent’anni fa.

Forte ed incisivo, ma nulla di più di un semplice slogan che, tradotto in gergo tecnico equivale a quella parolaccia politica chiamata demagogia. La corsa alla “denuclearizzazione” è stata una manifestazione virtuosa di intenti di alcuni comuni italiani, sporadica agli inizi degli anni 80, frequentissima dopo il disastro di Chernobyl del 1986.

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NUCLEARE TRA MITO E REALTA' - 1

Ormai è prassi leggere ed ascoltare che l'energia nucleare è il futuro e che può risolvere i problemi dovuti ai combustibili fossili: alti prezzi, inquinamento, emissioni di gas clima alteranti. Segue la consueta annotazione sull'Italia che ha rinunciato stoltamente a questa opportunità e che siamo ancora in tempo per rimediare costruendo nuovi reattori.

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NUCLEARE TRA MITO E REALTA' - 2

Il nucleare italiano è partito: si è costituita la joint venture paritaria Edf-Enel, dal nome programmatico: Sviluppo Nucleare Italia Srl; essa avrà il compito di fare studi di fattibilità, trovare siti, curare gli aspetti normativi e legislativi ecc. ecc. per la realizzazione di 4 centrali da 1600 MW; costo cadauna 4,5 Miliardi di euro; tempi costruzione: avvio 2013 con inizio produzione nel 2018.

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OPPORTUNITA' NUCLEARE

Spunti internazionali e specificità italiane. Dal rilancio delle imprese ai posti di lavoro. Per un percorso che sia condiviso con i territori e ben comunicato

Nel lungo e impegnativo percorso verso la riapertura dell’opzione nucleare in Italia, iniziano a delinearsi meglio opportunità e punti critici. Stante il carattere prettamente nazionale dell’iniziativa, si possono tuttavia attingere interessanti spunti e considerazioni da alcuni recenti eventi sullo scenario internazionale.

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L'IMPOSSIBILE COESISTENZA?

L’apparente dicotomia tra energie rinnovabili e nucleare può essere superata

Fine aprile 2008. All’aeroporto di Manchester, seduto in attesa dell’imbarco per il rientro a Malpensa, raccolgo distrattamente un giornale locale, uno dei tanti free-press che da qualche anno van forte anche da noi in Italia. Un’enorme pala eolica in prima pagina, con le immancabili verdi colline di sfondo. Bucolico ed energetically correct, penserebbe la commissione svedese del premio nobel ad Al Gore. Ma il titolo è sorprendente e non lascia scampo: “Blown away”, ovvero un laconico “Soffiato via”. Leggo. Un parco eolico da 650 MWp, 181 turbine ovvero la più grande windfarm d’Europa, che doveva essere costruito in Scozia nella brughiera di Barvas, nell’isola di Lewis, è stato cancellato dal governo scozzese ufficialmente perché “pericoloso per la vita di uccelli rari e in via d’estinzione” che vivono in quell’area.

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NUCLEARE INCIVILE

Ci troviamo di fronte a due prospettive incompatibili tra loro: una produzione finalmente pulita, diffusa e democratica di energia da fonti rinnovabili, necessariamente accompagnata da un consumo sobrio ed efficiente; o una produzione certamente inquinante e potenzialmente devastante da fonti fossili e nucleari, in cui i pannelli fotovoltaici servono al massimo per decorare i tetti delle centrali atomiche

“Strategia nucleare”, con tanto di “S” maiuscola: così i dottor Stranamore di Villa Certosa hanno definito, con tutta la consueta sobrietà, anche semantica, che connota questo esecutivo, “il documento programmatico del Governo con il quale sono delineati gli obiettivi strategici in materia nucleare”, come si legge all’art. 2, lett. “l”, dello “schema di decreto legislativo, recante la disciplina della localizzazione, della realizzazione e dell’esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia nucleare [….] ai sensi dell’art. 25 della legge 23 luglio 2009, n. 99”.

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TENSIONI VALSUSINE

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Il movimento No Tav protesta contro i "sondaggi farsa" e la polizia lo carica, due feriti. I carotaggi andranno avanti, lo ha confermato il prefetto Padoin

Nessuna sosta nel periodo elettorale. “I sondaggi andranno avanti”. Lo ha confermato il prefetto di Torino Paolo Padoin rispondendo alla richiesta del presidente della Comunità montana Val di Susa e Val Sangone, Sandro Plano, che in un incontro aveva espresso la preoccupazione degli amministratori per l'ordine e la sicurezza pubblica della zona e aveva richiesto una sospensione dei carotaggi nel periodo elettorale. La Val Susa arriva, infatti, da una settimana tesa, dominata dagli scontri di mercoledì sera, 17 febbraio, a Coldimosso con le violenze delle forze dell'ordine e il ferimento di due manifestanti. Ma “la valle continua a resistere” rassicura Alberto Perino, uno dei leader dei No Tav.

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PAPRIKA
Le disgrazie non vengono mai sole
Di Giorgio Diaferia   

Tra incidenti provocati, eventi climalteranti che provocano devastanti mutazioni climatiche e fenomeni naturali o simili , come terremoti e conseguenti tsunami, c’è davvero di che stare sereni. Questa settimana infatti è iniziata con il colpevole inquinamento da gasolio del fiume Lambro, l’ inevitabile ricaduta sul Po e sulla flora e fauna fluviale e la disperata battaglia della protezione civile ad impedire che le migliaia di tonnellate di melma nera si riversino sul mare Adriatico, già agonizzante ed asfittico. Poi il terribile terremoto in Cile con una magnitudo di 8.3 nella scala Richter che ha raggiunto le città di Talca, Valparaiso e Coquimbo, ed un bilancio sino ad oggi di cento morti ed un’onda  anomala di oltre due metri di altezza. Ma intanto un iceberg di 78 km di lunghezza, largo 39 km, praticamente lo stato del Lusssemburgo, e dal peso di circa 800 tonnellate, staccatosi dall’Antartide, naviga nelle acque Australiane  e minaccia l’ecosistema non solo di quelle zone ma mondiale. In qualche modo l’uomo c’entra sempre anche se si fa fatica ad ammettere che siamo tanto irresponsabili o malvagi. Ma forse una cometa nel 2012 ci metterà tutti d’accordo…..

 
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