26 Febbraio 2024
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All’apertura della COP 28, Conferenza delle parti sul clima (Conference Of Parties, Dubai, 30 novembre-12 dicembre 2023), può essere interessante guardare un po’ all’indietro e capire quali sono stati i principali step che hanno portato la comunità scientifica, i governi e la popolazione in generale a capire la stretta connessione che esiste tra ambiente (in questo caso cambiamenti climatici) e salute.

Già con la COP 21, nel 2015, si arriva al primo accordo giuridicamente vincolante sul clima a livello mondiale: l’Accordo di Parigi. L’intesa viene firmata l’anno seguente e vede il coinvolgimento di 177 Paesi, tra cui l’Italia, in azioni di finanziamento e innovazione tecnologica volte alla mitigazione e all’adattamento alle mutazioni climatiche al fine di limitare il riscaldamento globale a 1,5 gradi Celsius.

Un ulteriore rinforzo verso il raggiungimento di questi obiettivi è avvenuto durante la COP 26 del 2021 al vertice di Glasgow: oltre 200 Paesi aderiscono al Patto sul Clima (Glasgow Climate Pact, GCP) che mira a mantenere viva la speranza di limitare la crescita della temperatura globale puntando a 1,5 gradi Celsius e che esplicita 10 raccomandazioni utili per i governi al fine di dare priorità alla salute e all’equità nel focus internazionale per il clima.

COP 26: il programma sanitario

La salute è stata scelta come area scientifica prioritaria della COP 26, essendo ampiamente riconosciuti gli stretti legami con l’ambiente e il ruolo del cambiamento climatico sull’accesso alle cure e sulla mortalità. La forte interconnessione tra ambiente e salute richiede un approccio critico, costruttivo e propositivo che permetta di accelerare le attività volte a finalizzare l’Accordo di Parigi rendendo il sistema sanitario sostenibile, a basse emissioni di gas serra e resiliente alla crisi climatica. Su iniziativa congiunta tra il governo britannico (alla guida della COP 26), l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), i maggiori esponenti dell’UNFCCC (UNFCCC, United Nations Framework Convention on Climate Change) e gruppi sanitari come l’Assistenza Sanitaria senza danni (Health Care Without Harm, HCWH) e l’Alleanza Globale tra Clima e Salute (Global Climate and Health Alliance, GCHA), nasce nel giugno 2022 l’Alleanza per l’Azione Trasformativa sul Clima e la Salute (Alliance for Transformative Action on Climate and Health, ATACH). L’iniziativa coinvolge gli Stati membri dell’OMS e altri 75 Paesi e, per la prima volta, viene promosso un programma sanitario coordinato nell’agenda dei cambiamenti climatici. Le 10 raccomandazioni elaborate con oltre 150 organizzazioni e 400 esperti e professionisti della salute sono:

  • impegnarsi per una ripresa sana, sostenibile e giusta dalla pandemia di COVID-19
  • la salute delle persone non è negoziabile. Mettere la salute e la giustizia sociale al centro delle discussioni delle Nazioni Unite riguardanti il clima
  • sfruttare i benefici per la salute delle azioni per il clima. Dare priorità agli interventi climatici con i maggiori benefici per la salute, la società e l’economia
  • costruire la resilienza ai cambiamenti climatici attraverso interventi nell’ambito della sanità. Costruire sistemi e strutture sanitari resilienti al clima e sostenibili dal punto di vista ambientale e sostenere l’adattamento e la capacità di ripresa in tutti i settori
  • creare sistemi energetici che proteggano e migliorino il clima e la salute. Guidare una transizione giusta e inclusiva verso le energie rinnovabili per salvare vite umane dall’inquinamento atmosferico, in particolare dalla combustione del carbone. Porre fine alla povertà energetica nelle famiglie e nelle strutture sanitarie riducendo le disuguaglianze sociali e assistenziali
  • re-immaginare gli ambienti urbani, i trasporti e la mobilità. Promuovere un design urbano sano e sostenibile e sistemi di trasporto, con un migliore uso del territorio, accesso allo spazio pubblico verde1 e blu2 e priorità per pedoni, biciclette e trasporti pubblici
  • proteggere e ripristinare gli ambienti naturali come fondamento della nostra salute. Proteggere e ripristinare i sistemi naturali, alla base di una vita sana, sistemi alimentari e mezzi di sussistenza sostenibili
  • promuovere sistemi alimentari sani, sostenibili e resilienti. Promuovere una produzione alimentare sostenibile e resiliente e diete più equilibrate e nutrienti che garantiscano risultati sia sul clima che sulla salute
  • finanziare un futuro più sano, più equo e più verde per salvare vite umane e con una transizione verso un’economia del benessere
  • ascoltare la comunità sanitaria e prescrivere un’azione urgente per il clima. Mobilitare e sostenere la comunità sanitaria sulle azioni per il clima.

COP 28

In occasione della COP 28 l’OMS ha presentato il documento “Quadro operativo per la costruzione sistemi sanitari resilienti al clima e a basse emissioni di carbonio” facendo tornare l’attenzione verso il binomio salute-cambiamento climatico. Il framework vuole essere una guida per i professionisti volta al supporto di interventi specifici e concreti. La messa in pratica di strategie di implementazione deve essere coordinata e guidata da health decision maker nell’ottica di anticipare, prevenire, preparare e gestire il rischio della salute correlato al cambiamento climatico. Si tratta quindi di un importante contributo che coinvolge la salute globale e propone target specifici per arrivare agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (Sustainble Developement Goals, SDG).

L’Italia dei co-benefici

A ottobre 2022, il Consiglio Superiore di Sanità (CSS) del Ministero della Salute (in particolare la Sezione I – Pianificazione di sistema ed economica, innovazione e ricerca, sviluppo di nuovi modelli di servizio nel SSN) ha pubblicato il documento la “Politica dei co-benefici sanitari della mitigazione del cambiamento climatico” che mira alla pianificazione sistematica economica di innovazione e ricerca volta a mitigare il cambiamento climatico e prevenire le malattie. Infatti, se da un lato il successo del Sistema sanitario nazionale (SSN) è la possibilità di incrementare l’attesa di vita o la sopravvivenza a una patologia, dall’altro le emissioni di gas serra legate alle attività stesse del SSN risultano essere deleterie per tale guadagno. In questo senso, le politiche di mitigazione non possono limitarsi alla riduzione dell’utilizzo di anidride carbonica, ma vanno intercalate in un’ottica più ampia di energie rinnovabili che portano a un guadagno sia economico che di salute. In Italia il SSN è responsabile di emissioni consistenti di gas serra che contribuiscono in quantità non indifferente al totale delle emissioni del Paese (circa il 5%) ricondotte principalmente al procurement (farmaci, gas anestetici, climatizzazione degli edifici, consumi elettrici e produzione di rifiuti) e solo in minima parte alle attività di prevenzione, evidenza che riflette la modesta spesa associata. Il futuro della salute non può prescindere dall’integrazione delle politiche sociali volte al public procurement riducendo le disuguaglianze di accesso alle cure e ridimensionando l’impronta ecologica del sistema sanitario lo renderebbe effettivamente più efficace.

Figura 1: Decessi per mese. Anni 2003, 2015, 2017 e 2022 (valori assoluti in migliaia) Nel 2022 i dati sono provvisori. ISTAT, Indicatori demografici anno 2022 – Movimento e calcolo della popolazione residente mensile.

Come si può osservare in figura l’Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT) analizza quattro annualità caratterizzate da livelli di mortalità superiori all’atteso, tra cui 2015, 2017 e 2022 sono concentrate nell’arco di soli otto anni. Nel 2022 persiste in Italia una mortalità decisamente elevata: i decessi sono 713 mila (+12 mila unità rispetto al 2021), con un tasso di mortalità del 12,1 per mille. In particolare sono 265 mila – approssimativamente il 40% – i decessi registrati nei quattro mesi con le condizioni meteo più estreme (gennaio e dicembre per il freddo, luglio e agosto per il caldo). Si tratta di un chiaro segnale di quanto i cambiamenti climatici stiano assumendo rilevanza crescente anche sul versante della sopravvivenza. Questo in particolare in Italia dove sono sempre più numerosi i grandi anziani e, tra essi, i soggetti che, per via della loro generale fragilità, sono maggiormente esposti al rischio di subire le conseguenze delle condizioni climatiche critiche.

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