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Pfas, allarme contaminazione in Veneto

Pfas, allarme contaminazione in Veneto

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Jacopo Bianchi |

In Veneto sono più di 800mila le persone esposte alla contaminazione da Pfas, sostanze perfluoroalchiliche utilizzate in numerosi prodotti industriali. La denuncia arriva da Greenpeace, che ha condotto un monitoraggio sull’acqua di diciotto scuole primarie e sette fontane pubbliche nelle province di Padova Rovigo Verona e Vicenza.

In più della metà dei campioni prelevati -dicono da Greenpeace- i valori di PFAS sono superiori ai limiti applicati in nazioni come la Svezia o gli Stati Uniti: se l’acqua è ancora considerata potabile è perché i limiti di tolleranza in Italia sono tra i più alti del mondo. La maggior parte degli sforamenti è stata registrata nelle scuole.

In un campione prelevato in una scuola della provincia di Verona, in un comune non incluso nella zona a maggiore contaminazione, sono stati addirittura rilevati livelli di acido perfluorottansolfonico tali da vietarne il consumo, perché più alti di quelli consentiti per legge nell’acqua potabile.

unnamed«È un’emergenza ambientale senza precedenti -ha detto il responsabile della campagna inquinamento di Greenpeace Giuseppe Ungherese– e i provvedimenti adottati finora dalla Regione Veneto non sono sufficienti a tutelare l’ambiente e la salute dei cittadini».

Dopo la pubblicazione del rapporto Non ce la Beviamo il Consiglio regionale veneto ha votato l’istituzione di una Commissione d’inchiesta per le acque inquinate. Una decisione comunque tardiva per Greenpeace: «sono passati quattro anni dalla scoperta della contaminazione da sostanze perfluoroalchiliche, quanti anni ancora dovranno aspettare i cittadini affinché la Regione individui e blocchi gli scarichi di Pfas?» Il rischio, infatti, è che la situazione si aggravi ulteriormente: si tratta di sostanze bioaccumulabili, che si depositano nei tessuti.

I PFAS sono composti che, a partire dagli anni Cinquanta, sono stati impiegati per rendere resistenti ai grassi e all’acqua tessuti, carta, rivestimenti per contenitori di alimenti e per la produzione di pellicole fotografiche, schiume antincendio, detergenti per la casa. Pur essendo tossiche, la normativa nazionale ed europea non ne ha ancora definito i limiti di concentrazione nelle acque potabili.

Anche per questo Greenpeace ha lanciato la petizione Stop PFAS, per far sì che i limiti di sicurezza di PFAS nell’acqua potabile in Veneto (e in Italia) siano adeguati agli standard restrittivi adottati da altri stati europei come Germania e Svezia.

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