Petrolio, una ricchezza solo nel deserto

Petrolio, una ricchezza solo nel deserto

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JB | Produrre energia elettrica dal sole è possibile ed è l’unica scelta ragionevole dal punto di vista economico e ambientale. Continuare ad estrarre combustibili fossili è una scelta che ha un orizzonte temporale molto limitato.

Ne è convinto il presidente della Fondazione UniVerde Alfonso Pecoraro Scanio: «siamo in dirittura d’arrivo -ci ha detto nell’ultimo giorno di campagna referendaria- ma il nostro lavoro non è ancora finito, ci aspettano un flash-mob e la proiezione di un documentario». Il flash-mob è quello di Roma in piazza del Popolo davanti alla fontana del Nettuno (!), seguito dalla proiezione del documentario Italian Offshore a palazzo Santa Chiara.

225px-ScanioPresidente, come avete affrontato questa campagna referendaria?

Abbiamo voluto che gli italiani prima di tutto fossero informati, per conoscere e per deliberare. E per andare a votare. Le piattaforme riversano rifiuti in mare da decenni ma c’è voluto un coraggioso film d’inchiesta per documentare tutto questo, per smascherare gestioni troppo allegre e disinvolte che  purtroppo fanno il paio con quelle portate alla luce in queste settimane dalla magistratura in Basilicata.

La Fondazione ha pubblicato Laudato Sì Trivelle No, manifesto delle rinnovabili che anticipa alcune scelte di politica energetica. Scelte non più rimandabili?

No, non si può aspettare ancora. Una nuova realtà economica è già nata ed è quella vincente. Anche le compagnie petrolifere dovranno riconvertirsi alle rinnovabili, prima di tutto al solare. Il nostro libro non è coperto da copyright, si può scaricare gratuitamente dal sito internet della casa editrice Aracne si può copiare in tutto o in parte e si può -anzi si deve- diffondere. Abbiamo raccolto cinquanta contributi di economisti, medici, associazioni di categoria e ambientalisti. Tutti concordi nel dire che il petrolio uccide e che le ricchezze dell’Italia sono altre  

Che significato assume il referendum di domenica?

Votare SI al referendum ci permetterà di sanare uno scandalo: il regalo fatto dal Governo ai petrolieri, ai quali sono state prolungate all’infinito le concessioni in contrasto con le normative italiane e europee. In Italia tutte le concessioni, dall’occupazione del suolo pubblico all’etere, hanno una durata limitata nel tempo. Per le estrazioni era al massimo di trent’anni. Ora non si capisce perché le compagnie petrolifere debbano godere di un trattamento di favore.

È un referendum solo per gli ambientalisti?

No, è un referendum al quale devono prendere parte anche le persone che sono a favore delle trivellazioni. Come ho detto c’è da sanare uno scandalo, che blocca la libera concorrenza. Credo che anche chi si professa liberale, chi crede nel libero mercato, debba dire la sua

CReferendum_2016_icona.jpg_f136dfb46b2976dfeb6ee4bd13e7f4e7I sostenitori del NO sono preoccupati per i posti di lavoro a rischio. Lei come risponde?

Posti di lavoro nell’immediato non si perdono, anche con la vittoria del SI le piattaforme rimarranno in funzione fino alla scadenza della concessione. Sarà un problema da affrontare quando le piattaforme verranno dismesse. E anche allora si tratterà di un ricollocamento, sempre nel settore energetico ma questa volta delle rinnovabili. Chiariamoci: chi è preoccupato per i futuri posti di lavoro deve votare SI. Perché prima si passa alle fonti alternative prima si creano nuove opportunità. In Italia la produzione di energia da fonti non fossili dà lavoro a centomila persone. Sulle piattaforme lavorano in poche decine di migliaia.

La Terza Rivoluzione Industriale è quella delle rinnovabili. L’Italia, a prescindere dal referendum di domenica, è pronta per il salto in avanti?

Il futuro delle rinnovabili è già in atto, la rivoluzione è in corso. Ma se ne parla poco perché la lobby del petrolio riesce ancora ad oscurarla. Nel 2007 il fotovoltaico in Italia produceva 50 MegaWatt. Oggi siamo passati a 18mila MegaWatt. L’Agenzia Internazionale dell’Energia ha detto che l’Italia è paese leader nelle rinnovabili, siamo all’avanguardia nella produzione e nell’efficienza energetica. E non dimentichiamo che abbiamo sottoscritto accordi internazionali che ci obbligano nel giro di trent’anni ad abbandonare il fossile per arrivare ad una produzione 100% rinnovabile. Quello che ancora manca è la forza di fare pressione sulla politica e sulla comunicazione. Ma il futuro sarà nelle rinnovabili. O non ci sarà futuro. E ce lo ha ricordato anche la Conferenza sul Clima di Parigi

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JB

Journalist and videoreporter | https://about.me/jacopobianchi

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