La capitale del Sociale

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Deborah Pedone | Dal 15 al 18 novembre Torino si è trasformata nella capitale del sociale grazie al Torino Social Festival, promosso dalla rivista Animazione Sociale, giunto quest’anno alla sua IV edizione. Quattro giorni di conferenze, workshop interattivi, musica dal vivo che hanno offerto agli operatori del settore l’occasione per un confronto e uno scambio di esperienze.

Giovedì 16, alla circorscizione IV, si è tenuto il workshop Anziani nel Territorio. Operatori socio sanitari, assistenti sociali, rappresentanti di associazioni no profit hanno fatto il punto sul trattamento che la collettività riserva a una parte da sempre debole della società. L’incontro ha messo in luce il lavoro di alcune cooperative nella protezione e cura degli anziani. A Torino un cittadino su quattro è over 65: è una città che invecchia e che ha bisogno di servizi che tutelino questa fetta di comunità. In questo senso la domiciliarità leggera ha un ruolo fondamentale: l’anziano non è abbandonato, può continuare a vivere il territorio e avere accesso ai servizi.

La giornata conclusiva di sabato ha analizzato i temi affrontati nelle precedenti giornate attraverso la performance teatrale Essere una squadra di Mauro Berruto, cui sono seguiti gli interventi del professor Raffaele Mantegazza sulla democrazia e del professor Roberto Mancini sulla forza dei legami. Ne è emersa la freddezza di una società-mercato, la nostra, basata sulla separazione e non sulla relazione. Un intervento che oltre a suscitare forte consenso da parte del pubblico presente al cinema Massimo, ha aggiunto un nuovo tassello all’idea di società: nessuno viene prima degli altri, il Noi vale più dell’Io.

A chiudere i lavori del Torino Social Fest la presidente della Camera, Laura Boldrini: «le istituzioni sono lo specchio della società –ha detto la presidente nel suo intervento– entrambe hanno un nemico comune: l’individualismo. Siamo in un paese che non è capace a far squadra, motivo per cui bisognerebbe cambiare il modello di sviluppo ed affermare il diritto a stare tutti bene. Io sono stata nelle periferie delle città di tutta Italia e c’è gente che si prodiga per salvaguardare questo diritto, gente che declina il termine “aiutare” ogni giorno. È la cittadinanza attiva che deve fare politica, in primis. Leggi come quella sulle unioni civili, quella per lo Ius Soli, sul testamento biologico, sono solo un punto di partenza, si deve tornare a fare buona politica insieme».

L’ex ministro dell’Integrazione Cécile Kyenge è invece intervenuta sulla questione dell’indifferenza verso il diverso, spesso legata all’odio. «La svalutazione delle differenze è un problema per la società, che potrebbe invece rendersi conto di quanto le differenze possano arricchire». «Il concetto di libertà di cui spesso si parla, oggi presenta dei confini molto labili: non è libertà quando si mina la libertà altrui; non è libertà quando le parole o i gesti si trasformano in soprusi e accrescono le diseguaglianze».

Un Social Festival molto sentito, che ha visto la partecipazione attiva non solo di coloro che vivono e lavorano per il sociale, ma anche di studenti e giovanissimi, pronti a riflettere su cosa si è fatto e cosa si deve ancora fare per ricostruire una comunità forte.

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