L’accelerata del populismo in Occidente

L’accelerata del populismo in Occidente

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Le cause di una condizione politica che dilaga nella società contemporanea

Greta Arfinetti | Marco Revelli e Luca Telese hanno deciso di scrivere un libro, per mettere sotto una lente d’ingrandimento il fenomeno politico della contemporaneità. Ma perché parlare di “turbo”?

«Perché il fenomeno è in divenire costante – afferma Telese – e procede ad altissima velocità: è un’ibridazione del vecchio populismo con i social e l’evoluzione del costume politico».

È un populismo che di anno in anno cambia faccia, evolve e sempre più diventa il protagonista delle azioni politiche contemporanee.

A questo proposito, ampio spazio viene dato nel libro al tema Brexit, un caso-guida secondo Telese, che dimostra la generale evoluzione del populismo in un nazionalismo a tratti estremamente virulento.

Il populismo dà voce a una condizione contemporanea innegabile: le democrazie occidentali non rappresentano più i cittadini. In zone ormai politicamente disilluse, l’unico “oppio dei popoli” non può che presentarsi sotto una forte idea di Nazione.

Il libro racconta le cause delle recenti scelte politiche in una città come Torino, che ha perso il voto di storiche famiglie comuniste in favore della Lega.

E a proposito di Lega, Giorgio Airaudo, politico e sindacalista torinese, sottolinea l’evoluzione continua del partito di Salvini, che da regionalista in favore della Padania si è trasformato in un partito a difesa della nazione.

Il successo dei populismi è in questo trasformismo continuo, è la capacità di arrivare agli operai che si son sentiti abbandonati promettendo loro, di nuovo, qualcosa.

Negli anni, la sinistra ha perso le periferie che sono diventate territorio di conquista per la destra e, oggi, diventa difficile recuperare quel consenso.

«L’unica nota positiva sono le Sardine e i giovani di Greta» continua ancora Telese, anche se incarnano una domanda più che un’offerta.

Sono forti anticorpi al turbopopulismo dilagante, testimoniano che quella parte politica non ha ancora il monopolio del popolo, ma che, anzi, esistono “movimenti anticorpi”.

Non esiste un nemico estraneo da combattere ma bisogna, invece, analizzare le paure e le esigenze delle periferie, per tornare a farle sentire rappresentate.

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