2 Marzo 2024
Le regole di prevenzione contro il coronavirus valgono anche nelle strutture di accoglienza per i migranti. Anche nei giorni del Ramadan
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Le regole di prevenzione e le misure di sicurezza contro il coronavirus valgono anche nelle strutture di accoglienza per i migranti. Sembra un’ovvietà, ma per evitare rischi di contagio -tra gli ospiti e tra gli operatori- il ministero degli Interni a inizio aprile ha dato disposizioni precise, con tanto di circolare (leggi QUI) che ricorda come debba essere assicurato «il rigoroso rispetto delle misure di contenimento previste a livello nazionale».

Le regole valgono per tutti

Chi è ospitato nei CAS ha dunque l’obbligo di rimanere all’interno delle strutture, un obbligo che vale anche per coloro che, con il passare delle settimane, hanno eventualmente perso il titolo per risiedervi. Migranti e richiedenti asilo devono essere informati sui rischi della diffusione del virus e sulle prescrizioni igieniche e sanitarie da adottare, compresa la necessità di mantenere una distanza di sicurezza tra persona e persona.

Il CAS di Rivalta di Torino

Regole che nel Centro di Accoglienza Straordinaria gestito dalla cooperativa Le Soleil nella struttura del Dojrone di Rivalta tutti gli ospiti hanno accolto di buon grado, a iniziare dal divieto di uscire dalla cascina. «Non ci sono stati problemi a far capire le necessità del momento – spiega Alessandro Richard, responsabile immigrazione della cooperativa – anche grazie agli operatori che hanno tenuto periodici incontri informativi per spiegare norme e prassi di comportamento»

Dei 36 ragazzi che risiedono al Dojrone solo tre hanno il permesso di uscire, quelli cioè che continuano anche in questi giorni a lavorare con un regolare contratto di assunzione. Sospesi, invece, tutti i tirocini. Una chiusura forzata che però non ha generato tensioni.

Come gestire la distanza

Come tutti, anche chi risiede qui ha contatti con l’esterno, con amici e ospiti di altri CAS e i social permettono di mantenere vivo il legame con i Paesi di origine, «un modo – dice Richard – per essere costantemente informati dell’evolvere della situazione».

Gli spazi della cascina, poi, aiutano a mantenere il distanziamento e a garantire un’attività fisica in sicurezza, grazie al campo da calcio interno e alla zona del porticato adibita a palestra. «Inoltre, tutti hanno i loro dispositivi di protezione individuale e gli ambienti vengono sanificati con regolarità» spiega sempre Alessandro Richard. Che aggiunge: «anche noi abbiamo dovuto adeguarci alle nuove disposizioni, gli operatori limitano la compresenza e tutto il lavoro viene svolto all’interno perché gli uffici con i quali normalmente ci interfacciamo, dalle questure alle asl, sono chiusi al pubblico»

Il primo Ramadan in“lockdown”

Il Ramadan, che per il calendario islamico è il nono mese dell’anno e celebra la rivelazione del Corano a Maometto, è iniziato giovedì 23 aprile e terminerà il 23 maggio. Per trenta giorni i mussulmani digiunano dall’alba al tramonto, astenendosi anche dal fumo e dall’attività sessuale. Quest’anno, però, l’obbligo del distanziamento sociale vieta la possibilità di riunirsi -come da tradizione- dopo il tramonto per consumare i pasti, per pregare e per vegliare.

I centri di culto, a Torino come in tutta Italia, si sono organizzati per diffondere in streaming sermoni e preghiere, invitando i fedeli a pregare in famiglia. E non mancano App e siti che aiutano i fedeli in isolamento forzato a rispettare i tempi del Ramadan, anche quando non è possibile connettersi a Internet.

«Qui al Dojrone – spiega ancora Richard – abbiamo una zona dedicata al culto e tra i ragazzi c’è chi si incarica di guidare la preghiera. Per noi, però, cambia poco: anche prima dell’emergenza solo uno o due ragazzi andavano in moschea a Torino. Anzi, paradossalmente, la chiusura e la quarantena forzata aiutano ad affrontare meglio il digiuno»

Il vero problema, semmai, sembra essere il tempo. Quello della burocrazia, che si allunga» perché tutti gli appuntamenti e le scadenze per le pratiche di riconoscimento dello status di rifugiato sono stati sospesi e posticipati a date che non ci sono ancora state comunicate».

Festa di Natale 2019 al CAS di Rivalta di Torino

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