Andrà tutto bene Intervista ad Antonella Frontani

Andrà tutto bene Intervista ad Antonella Frontani

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Matilda Pala

Ventisei autori, ventisei racconti, ventisei visioni diverse di come questa emergenza abbia cambiato la nostra vita. In questo periodo di crisi nasce ‘Andrà tutto bene’, libro in cui emerge l’introspezione e il confronto con se stessi e con le proprie paure.

Dalla metafora del vaso di Pandora, Antonella Frontani ci fornisce una nuova visione: la speranza c’è e deve emergere.

Antonella Frontani, Donato Carrisi, Stefania Auci, Jhumpa Lahiri, Clara Sànchez, Andrea Vitali e altri 20 scrittori di fama internazionale ci hanno regalato ‘Andrà tutto bene’, disponibile in formato e-book dal 6 aprile.

Dallo scoppio dell’epidemia tutte le attività sono state chiuse: dai musei, ai ristoranti, alle librerie. Siamo così crollati in uno stato di alienazione, dove tutto ciò che ai nostri occhi ignari era la semplice e banale normalità, questa si è trasformata riducendosi alla dimensione delle mura domestiche.

Ci siamo così trovati a riscoprire l’arte dall’interno di ognuno di noi, dal riprendere i libri che avevamo abbandonato sul comodino perché il tempo non bastava mai, al fare i conti con giornate interminabili.

In un periodo così complesso, non solo per il singolo, ma anche per l’imprenditoria, è nata la voglia di reinventarsi. Così ha fatto anche Stefano Mauri, presidente del gruppo GeMS e amministratore delegato di Longanesi, Garzanti e Guanda.

La scrittrice Antonella Frontani lo definisce ‘imprenditore illuminato e lungimirante’ che ha saputo cogliere questo momento di crisi per mettere a punto un progetto che non si limitasse a una semplice analisi, ma riuscisse a far emergere quelle che sono le difficoltà e le paure che ci accompagnano ogni giorno e con le quali siamo costretti a fare i conti.

Da qui la scelta di ventisei scrittori che raccontassero il confinamento, secondo l’idea comune di indagare nell’animo umano per comprenderne le fragilità.

‘Uno scrittore è colui che ha la funzione di indagare nell’animo umano, così non fosse non sarebbe uno scrittore’ dice Antonella Frontani.

Ecco che la solidarietà e la generosità degli scrittori del gruppo GeMS e la lungimiranza di Stefano Mauri hanno dato vita a questo splendido progetto, il cui ricavato sarà devoluto in beneficienza all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo.

‘Andrà tutto bene’ nasce nelle case degli autori, all’interno di quelle quattro mura che in questo momento ci costringono non solo a vivere in una realtà ridimensionata, ma anche a fare i conti con noi stessi, con le nostre paure.

Abituati a un mondo frenetico, dove tutto era diventato veloce, impalpabile ora la più banale azione quotidiana diventa tangibile e con essa riecheggia nei nostri ricordi la libertà che abbiamo perduto.

Parlare di libertà diventa quindi paradossale.

Pensiamo alle cene con gli amici, ai concerti, agli abbracci che abbiamo dato per scontati fino a qualche mese fa e che ora assumono un valore quasi sacrale.

Pensiamo al semplice ‘come stai?’ al quale fino ad oggi si è risposto superficialmente e con distacco. Ora non è più una domanda vuota, il ‘come stai?’ è denso di emozioni che possono essere preoccupazione, apprensione, condivisione. Essa fa parte di quelle frasi che troppo a lungo sono state inflazionate, quasi banali e leggere, mentre ora assumono un valore intenso e palpabile.

Lentamente, ogni giorno sempre di più, stiamo riscoprendo la sacralità delle parole, la bellezza e i sentimenti che esse racchiudono.

Ecco che la frase ‘Andrà tutto bene’ due mesi fa poteva essere una semplice rassicurazione, detta magari da un genitore a un figlio che sta vivendo un amore intenso e tumultuoso. Ora è speranza, sentimento che molti di noi hanno accantonato.

Antonella Frontani, nel suo racconto all’interno del nuovo romanzo firmato Garzanti, parla proprio di speranza attingendo al mito del Vaso di Pandora.

Tutti noi possediamo il nostro personale Vaso di Pandora ricolmo di dubbi, incertezze, sofferenze vissute, ricordi dolorosi. Esso infatti, nella mitologia greca, identifica il contenitore di tutti i mali che l’uomo può compiere o subire in vita e, che nel momento dell’apertura, lo sovrastano per poi renderlo consapevole di ogni sua scelta. 

La speranza, nel mito, è l’ultimo dono ad uscire dal vaso come a simboleggiare la necessità di dolente introspezione per poi diventare consapevoli dell’esistenza della salvezza.

L’indagare nell’animo umano diventa così il focus della novella di Antonella Frontani che evidenzia le difficoltà che ognuno di noi deve affrontare scontrandosi con la solitudine e le paure, che inevitabilmente affiorano in questi giorni difficili.

La speranza però ora non rimane in fondo al vaso, bensì è tangibile e, anzi, diventa lo strumento necessario per contrastare la negatività e l’apprensione. Il viaggio introspettivo si riduce quindi a una fase di passaggio sostenuta dalla certezza di poter tornare presto a una normalità.

Le due protagoniste del racconto di Antonella Frontani, prima sconosciute, si riconoscono nelle sofferenze, in quello che rappresenta un malessere comune, che altro non è che l’inquietudine dell’umanità in questo momento storico. I nodi vengono al pettine per poi sciogliersi, in quella che prende le sembianze di una vera e propria catarsi.

Antonella Frontani ci insegna così a vivere le emozioni, ad affrontarle, a non aver paura di aprire il tanto temuto vaso di Pandora. La speranza c’è: non solo emerge e non ci abbandona, ma ci accompagna e ci sostiene verso una nuova consapevolezza di noi e del mondo.  

L’individualismo diventa così condivisione e fiducia in un mondo più consapevole.   

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