27 Febbraio 2024
Alessandra Ferrara | Perché sentiamo la necessità di affidare a qualcosa o qualcuno ciò che non riusciamo a controllare, scaricandone ogni responsabilità?
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Alessandra Ferarra

Il fascino del futuro, di ciò che potrebbe accadere, incuriosisce noi anime alla ricerca di risposte anticipate a quesiti, con cui conviviamo tacitamente. Anime attanagliate dalla paura di vivere qualcosa di sconosciuto, incapaci di scegliere.

Anime che si affidano a qualcosa di divinamente sovrannaturale come lo cielo descritto da Marco Lombardo, anima che Dante incontra nella III cornice del XVI canto del Purgatorio della Divina Commedia.

Voi che vivete ogne cagion recate

pur suso al cielo, pur come se tutto

movesse seco di necessitate.

Perché sentiamo la necessità di affidare a qualcosa o qualcuno ciò che non riusciamo a controllare, scaricandone ogni responsabilità?

In voi fora distrutto libero arbitrio

Se un’entità fosse il nostro burattinaio, le sue fila ci condurrebbero a distinguere il bene dal male, a compiere sempre la scelta giusta. Il burattino, però, non comprende se quella sia davvero la strada da seguire poiché non conosce il libero arbitrio che, se fatica ne le prime battaglie col ciel dura, poi vince tutto, se ben si notrica.

L’uomo vorrebbe essere quel burattino perché teme la libertà, credendo che esista una sola direzione, un destino disegnato da cui non può sfuggire.

È qual è la menzogna più grande del mondo?” gli domandò il ragazzo, sorpreso.Il fatto che, a un certo momento dell’esistenza, perdiamo il controllo delle nostre vite, le quali cominciano a essere condizionate esclusivamente da un destino che reputiamo immutabile. È questa la menzogna più grande del mondo”

Ecco che Paulo Coelho, in un passo del suo romanzo “L’Alchimista”, mostra la cecità dell’uomo-burattino: tagliare le file è la prima battaglia vinta dal libero arbitrio per non essere parte del gregge.

L’anima semplicetta che sa nulla

Le pecore, infatti, si lasciano condurre dal pastore poiché incapaci di prendere una decisione.

A maggior forza e a miglior natura

liberi soggiacete; e quella cria

la mente in voi, che ‘l ciel non ha in sua cura.

Come il pastore di Coelho siamo anima semplicetta che sa nulla ma che intraprende un viaggio alla scoperta del linguaggio del mondo perché dotati di libertà e di ragione che non appartengono ad alcuna entità.

Due concetti che appaiono diametralmente opposti ma che si nutrono uno dell’altro. La libertà conduce la razionalità verso la propria “Leggenda Personale”: il giovane pastore di Coelho, infatti, è consapevole di non avere alcuna vocazione ecclesiastica, di voler fare il pastore perché vuole, e può, conoscere il mondo viaggiando.

La ragione, al contrario pone dei limiti alla libertà: ecco che l’uomo, disperato, vorrebbe tornare ad essere un burattino.

Di picciol bene in pria sente sapore;

quivi s’inganna, e dietro ad esso corre,

se guida o fren non torce suo amore.

La sua anima è dominata, quindi, da quelle “forze misteriose” cantate da Coelho, che gli impediscono di percorrere la propria strada. L’uomo-burattino è nuovamente davanti un bivio.

l buon mondo feo, due soli aver

Il Sommo Poeta attraverso la voce di Marco Lombardo, punisce l’uomo che riversa la sua incapacità di scelta in un’entità divina, o sovrannaturale.

Lo mondo è ben così tutto diserto

d’ogne virtute, come tu mi sone,

e di malizia gravido e coverto

L’uomo è colpevole del vizio del mondo perché non è in grado di esercitare il libero arbitrio nella misura in cui la libertà sia arbitro della razionalità e viceversa.

Quando desideri qualcosa, l’intero Universo cospira affinché tu possa realizzare quel desiderio” disse l’Alchimista.

L’anima-burattino, infatti, conosce già le risposte a tutti i dubbi: è il rifiuto a cercarli che la conduce a non ascoltare il proprio cuore a differenza del pastore di Coelho.

Ascolta il tuo cuore. Esso conosce tutte le cose, perché è originato dall’Anima del mondo, e un giorno vi farà ritorno.”

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