2 Marzo 2024
Francesca Grassitelli | Quinto appuntamento con la rubrica #LaSalute. Si parla di elastocompressione nell'insufficienza venosa. In studio il dottor Corrado Iozzelli, tecnico ortopedico di Athena
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Francesca Grassitelli

Quinto appuntamento con la rubrica di approfondimento medico #LaSalute, condotta dal medico e giornalista Giorgio Diaferia.

Il tema della giornata è l’insufficienza venosa – anche nota come “vene varicose” o “gambe pesanti” – e del suo possibile rimedio quale l’elastocompressione.
Ne abbiamo parlato in compagnia del dottor Corrado Iozzelli, tecnico ortopedico presso Athena.

Cosa s’intende per insufficienza venosa? Con questa definizione ci si riferisce innanzitutto al sistema venoso, che si occupa del trasporto del sangue dalla periferia al cuore, sfidando la forza di gravità. L’insufficienza venosa si verifica quando le valvole che compongono le nostre vene non funzionano più adeguatamente, e restano aperte favorendo il reflusso del sangue.

A stabilire gli stadi di insufficienza venosa è la CEAP, una classificazione internazionale che va da C0 – dove non si evidenzia alcuna insufficienza – a C6, ad indicare un caso non trattato e la conseguente formazione di ulcere.

Patologia molto diffusa in Occidente, ancor più nelle donne, è favorita da alcuni fattori come il fumo, una cattiva alimentazione, la sedentarietà, l’obesità e la gravidanza, che determina un aumento del sangue fino a 1/3 della quantità fisiologica, gravando così sulle vene.
Il consiglio degli specialisti è quello di condurre una vita dinamica e movimentata, dedicandosi almeno una passeggiata al giorno per favorire il ritorno del sangue verso il cuore.

Tuttavia, molti di noi non hanno un appoggio corretto sulla volta plantare, rischiando così di affaticare ulteriormente il cuore. In tale situazione, è consigliato l’utilizzo dei plantari definiti “flebologici”, che riducono anche il rischio di dolori alla schiena, alle ginocchia o alle anche.

Ma il rimedio senz’altro migliore per l’insufficienza venosa è rappresentato dalle calze elastiche, divisibili in due macro-gruppi. Le calze preventive, che andrebbero indossate da chi conduce una vita sedentaria ed hanno un grado di compressione limitato, fino a 18mm di mercurio; e le calze terapeutiche-curative.

Esiste anche una tipologia di calze che lasciano la punta del piede scoperta. Si tratta delle calze anti-trombo, usate nelle cure ospedaliere e che servono all’operatore sanitario per ispezionare lo stato di salute della gamba. Accanto a queste ci sono anche i gambaletti elastici, la cui apertura facilita l’atto di indossarle.
Ma per chi avesse difficoltà, è possibile ricorrere a dei tutori elastici, applicabili con un sistema di velcri e che permettono di regolare la compressione in base a quella prescritta dallo specialista.

Si tratta in tutti questi casi di dispositivi medici, che richiedono perciò una prescrizione.

La replica di questa puntata andrà in onda domani alle ore 12:15. Nel frattempo, vi aspettiamo per il prossimo appuntamento venerdì 16 aprile, sempre su Rete7 – canale 12 del digitale terrestre.

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