16 Aprile 2024
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Carlotta Viara I

Rappresentano la categoria professionale che ha più visibilità in questa congiuntura emergenziale.

Sempre in prima linea findai prodromi della pandemia, nonostante.

Nonostante le ben note criticità del “sistema salute”, non si risparmiano ed, insieme con gli infermieri e gli altri operatori sanitari, fanno davvero la differenza.

Si dice che essere un bravo medico sia un po’ come essere un bravo sacerdote; che non sia un semplice mestiere, bensì una vera e propria vocazione;che si tratti di una scelta imposta da una sorta di “chiamata” sulla via di Damasco.

Filosofeggiare a parte, non si finirà mai di ringraziarli per quanto si stanno prodigando, in fedele aderenza al principio ispiratore del Giuramento di Ippocrate:“In qualsiasi casa io andrò, vi entrerò per il sollievo dei malati”.

Pietra miliare dell’etica medica, il testo originale risale al IV secolo a.C. e, seppur  nei secoli “rimaneggiato”, è una testimonianza,giunta pressoché intonsa dall’antichità ai giorni nostri, di un’attualità sconvolgente.

A rafforzare il convincimento del nostro debito di gratitudine nei confronti dei nostri padri predecessori. Noi, “nani sulle spalle dei giganti”.

Ippocrate, contemporaneo di Platone in una Atene al culmine del suo splendore, fu senza dubbio il medico più famoso della sua epoca.

È considerato, a buon diritto, un precursore della medicina moderna, intesa come scienza basata sull’osservazione dei fenomeni patologici nella costante ricerca del nesso eziologico tra sintomo e causa: a lui l’indiscusso merito di avere affrancato la disciplina dalle allora imperanti suggestioni magiche, dettate dalla superstizione.

Le fonti storiografiche narrano che ai suoi allievi chiedesse di assumere, davanti al dio Apollo, il solenne impegno di: rispettare i maestri, insegnare l’arte iatrica solo a chi avesse pronunciato la medesima intenzione, visitare i pazienti, prescrivere le cure con l’unico fine della guarigione, non divulgare i dettagli personali appresi nell’esercizio della professione.

Principi che si sono mantenuti saldi nel tempo e sono stati recepiti un po’ dappertutto, a cominciare dai codici deontologici internazionali.

Ancora oggi i giovani dottori prestano un giuramento che non si discosta poi così tanto, nella sostanza, da “quel” giuramento e che quotidianamente si rinnova nei ritmisostenuti del servizio, scanditi da questa pandemia senza tregua.

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