Giallo e blu, i colori della pace

Giallo e blu, i colori della pace

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A Torino sul campo del centro sportivo del Sempione, nel cuore di Barriera Milano, i colori giallo e blu ci sono sempre, tutte le domeniche e tutte le volte che il Rebaudengo gioca la sue partite, dalla scuola calcio alla Prima squadra.

Il giallo e il blu sono sul gagliardetto appeso in sede, sulle maglie degli atleti, sulle bandiere che sventolano dagli spalti e, qualche volta, anche sul bancone del bar.

Domenica colori sociali e bandiere erano pronte come sempre a sostenere la squadra di casa e sventolavano già dalla mattina. E non solo perché era in programma la partita più importante della giornata, quella con i primi in classifica, con i più forti del girone di andata.

Il blu e il giallo, ormai lo sappiamo tutti, sono i colori della bandiera dell’Ucraina, il blu del cielo sopra il giallo dei campi di grano.

Ed è una pura casualità che una società sportiva dilettantistica abbia la stessa combinazione cromatica della bandiera di una nazione che da quattro giorni è in guerra. Chissà quante altre società – di altre discipline e di altre altre parti d’Italia – hanno gli stessi colori.

Dirigenti, allenatori, giocatori del Rebaudengo, però, non ci hanno pensato su neanche un minuto e hanno deciso tutti insieme di unire il loro piccolo segnale a quelli che il mondo dello sport, lo sport con la “s” maiuscola, ha lanciato in questi giorni.

I giocatori di casa e gli ospiti sono così entrati in campo mano nella mano con i bambini della scuola calcio, tutti con una maglietta gialla e blu. Ad accompagnare le due squadre sono state quattro bambine – sempre della scuola calcio – che tenevano ciascuna in mano l’angolo di una bandiera arcobaleno, i colori della pace.

Una volta arrivare al centro del campo hanno lasciato che bandiera si alzasse in cielo, sospinta dal vento e trasportata da quattro palloncini, gialli e blu.

«È stato il nostro modo per dire che anche noi, come tutti, non comprendiamo le ragioni della guerra, che non è mai giusta – spiegano, semmai ce ne fosse bisogno, i dirigenti del “Reba” – è stato il nostro modo per portare nel mondo un messaggio di pace».

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