26 Febbraio 2024
Marzio Panichi | Un po' qui ed un po' là i cinghiali continuano a creare dei problemi: provocano incidenti stradali, danni alle colture, spaventano le persone
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Ancora a proposito di cinghiali

di Marzio Panichi

Un po’ qui ed un po’ là i cinghiali continuano a creare dei problemi: provocano incidenti stradali, danni alle colture, spaventano le persone ecc.

A monte di tale situazione, non solo piemontese, ma di tutto il territorio nazionale c’è il sovrannumero di questa specie selvatica che si è riprodotta in modo esorbitante con la complicità di alcune categorie di persone, non ultimi i cacciatori che anni addietro temevano di non avere più cinghiali cui poter sparare ed avevano agevolato i ripopolamenti.

Allo stato attuale della situazione mi sono personalmente rassegnato a dover approvare gli abbattimenti a fucilate in attesa che altre soluzioni meno cruente possano essere realizzate (la sterilizzazione farmacologica con bocconi medicati). Le fucilate però dovrebbero essere sparate da guardie venatorie qualificate o da cacciatori reclutati fra i privati ed opportunamente vagliati per poter essere considerati dei “selettori”.

Alcuni di questi accampano il diritto ad acquisire la carne della preda a compenso dell’opera prestata, del tempo dedicato e degli strumenti messi a disposizione (fucili, cartucce ecc). Non sta a me stabilire se sia giusto o meno, in che misura, in che modo ecc. 

Certo è che esistono alcune difficoltà a cui farò solo un rapido cenno; una volta ucciso il cinghiale dovrebbe essere appeso per il dissanguamento, eviscerato, scuoiato e visitato da un Medico veterinario.

Mi pare dunque evidente che tutto ciò non può avvenire in un bosco od ovunque all’aperto per cui si pone primariamente il problema di trasferire la carcassa ad un locale di macellazione autorizzato, sia esso pubblico o privato.

Quando la carcassa sarà suddivisa in quarti e licenziata al libero consumo dal Veterinario Ispettore delle carni si potranno stabilire le spettanze ai “fucilieri”! Non bisogna dimenticare che gli animali selvatici sono “patrimonio indisponibile dello Stato” vivi o morti che siano.

Dunque se un “fuciliere” si appropria di una carcassa compie un’appropriazione indebita e diventa un “bracconiere”.       

Ma al di là di tutto ciò mi preme ora prendere spunto dal fatto riportato dalla “Stampa” del 4 ottobre e fare qualche riflessione dalla parte degli animali. In testa il titolo Ivrea, il cinghiale abbattuto dopo il raid in Municipio.

«Domenica mattina nel centro storico uno spiegamento di guardie per fermare l’esemplare. L’animale, ferito durante una battuta di caccia, è fuggito per due ore caricando anche un ciclista».  Si legge che nelle vicinanze di Ivrea un cinghiale ferito da un colpo di fucile non mortale sparato da qualcuno che non aveva una buona mira ha vagato per la città per ore, dolorante e spaventato prima di essere confinato in uno spazio ristretto e “finito” da personale esperto e qualificato: i Guardiacaccia.

Il video amatoriale del cinghiale che scende le scale del Municipio è diventato virale sui social dove solo alcuni hanno evidenziato il terrore ed il panico dell’animale. Io provo in verità ad immaginare il dolore della ferita, la sofferenza psichica e l’angoscia di un animale, comunque da ritenere un “essere senziente”, che vaga affannosamente in fuga dal mondo che lo odia in attesa solo di una soluzione inesorabilmente definitiva.

Condivido le posizioni di Unicem Piemonte (Unione nazionale comunità ed enti montani) e Coldiretti Torino per piani di abbattimento “seri, chiari a tutti, senza troppi passaggi burocratici” ma condotti da personale esperto e qualificato che opera in maniera coordinata con tutte le Istituzioni coinvolte (Sindaci, Asl, associazioni venatorie ecc.) e… perché no anche quelle protezionistiche atte a garantire le migliori procedure per scongiurare massacri solo sanguinosi.

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