#SalTO18 | Il potere relazionato, dialoghi sulle mafie

#SalTO18 | Il potere relazionato, dialoghi sulle mafie

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Deborah Pedone | Le mafie esistono da cento cinquant’anni, il reato di associazione mafiosa solo da trenta ed è stata una battaglia costruita passo dopo passo, spesso con importanti figure delle istituzioni che hanno pagato con la propria vita.

Sono queste, e tante altre, le storie raccontate dal libro Il potere relazionato. Dialoghi sulle mafie di ieri e di oggi a cura di Edizioni Santa Caterina, presentato al Salone del Libro di Torino lo scorso 11 maggio. «Il titolo -spiega il magistrato Michele Prestipinonasce da una citazione di Isaia Sales, saggista e politico italiano, il quale sostiene che il punto di forza della mafia risieda nel loro potere relazionale». Esse, infatti, non sono un potere opposto a quello istituzionale, non rappresentano l’alternativa, ma anzi sono con questo relazionati.

Le mafie sono differenti tra loro, ancora più netto è lo scarto tra le mafie di ieri, quelle tradizionali, e quelle di oggi. Nonostante questa mancanza di omogeneità, esistono però due elementi che le legano e le contraddistinguono in modo specifico: la riserva di violenza, ovvero la capacità di esercitarla, e il cosiddetto capitale sociale, ovvero la potenzialità di mettere insieme ed intrattenere relazioni sociali.

All’incontro era presente anche Roberto Sparagna, pubblico ministero in numerosi processi contro le infiltrazioni della ’ndrangheta in Piemonte, il quale ha confessato di aver rivissuto una parte della sua esperienza dell’antimafia piemontese grazie a “Il potere relazionato”. E continua: «Ci sono una decina di locali di ‘Ndrangheta a Torino e dodici a Milano; ogni locale ha almeno quarantanove affiliati». Una distribuzione che testimonia come la diffusione criminale ha contaminato anche il Nord Italia, e non rimane radicata al Sud, come in passato si era soliti pensare.

«Questo libro si può riassumere con due parole: Ragione e Sentimento. La ragione di chi ha avuto a che fare con questo mondo, e la passione, il sentimento di chi ancora ne fa parte e lotta ogni giorno contro la mafia. Domina la ragione nei capitoli 1 e 4, in cui si riflette sulle mafie del passato, e il sentimento in quelli in cui si analizza il percorso che porterà alla legge La Torre-Rognoni» spiega la curatrice del libro Giovanna Torre. «Un testo da leggere con calma, non tutto d’un fiato, per dare spazio alla riflessione».

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