Fabio Afrune, la vera genialità

Fabio Afrune, la vera genialità

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Festival di San Biagio. Al Teatro Talia il concento di Fabio Afrune ottiene un grande successo.

Antonella Frontani | Lo slancio verso la musica inizia presto, a tre anni, e per un bambino è difficile spiegare ad una famiglia di non musicisti il moto che domina la sua mente e la spinta che sente il suo giovane cuore.

Una famiglia amorevole, però, segue il desiderio di un figlio anche quando non conosce la strada che vuole percorrere e Fabio Afrune a sei anni inizia a studiare la musica.

A undici anni è già in Conservatorio per seguire una meta che non conosce ancora ma di cui percepisce tutto il fascino: decide che sarà la sua via, qualunque cosa accada, la sua famiglia gli resterà accanto per tutto il viaggio.

Per un carattere d’acciaio e un animo poetico diventa inevitabile diplomarsi  con il massimo dei voti, lode e menzione d’onore al Conservatorio Morlacchi di Perugia; conseguenza logica, vincere numerosi concorsi nazionali e internazionali e diventare un affermato musicista all’età di ventitré anni.

Il concerto che ha tenuto al Teatro Talia di Gualdo Tadino nel corso del Festival di San Biagio ha incantato il pubblico attento e rapito dalla capacità interpretativa e tecnica di un repertorio tanto ardito: Venezia e Napoli, S. 162 di Franz Liszt; “Casta Diva”, dalla Norma di Bellini per la sola mano sinistra, di Adolfo Fumagalli; “Six moments musicaux“, op. 16, di Sergej Rachmaninov.

Il suo racconto è pregno di gratitudine ed è commovente che venga da un ragazzo che deve soprattutto a se stesso la cura del suo talento.

“Devo al mio primo insegnante, Giovanni Giombolini, l’approccio appassionato alla musica. Non avevo idea della sua carriera musicale in campo cinematografico perché arrivai a lui per casualità, ma fu lui a infondere nel bambino che ero il desiderio di diventare un musicista. Devo alla mia insegnante di Conservatorio, Gabriella Rivelli, l’approfondimento necessario per canalizzare la passione nel giusto rigore. E’ lei che  ha segnato il mio percorso formativo e che tutt’ora mi guida con saggezza.  Ovviamente, devo alla mia famiglia il sostegno necessario che non mi ha mai negato”.

Gli chiedo di raccontarmi la difficoltà di suonare un pezzo per la sola mano sinistra e con candore mi risponde.”Che tipo difficoltà? Per me è tutto molto naturale…” riferendosi all’esecuzione di “Casta Diva” che Fumagalli ha scritto includendo nella sola mano sinistra la ritmica, l’armonia e la melodia dell’aria della Norma.

Fabio sa bene che il tocco della sua mano sulla tastiera ha una leggerezza ipnotica che cattura e commuove il pubblico ma con grande senso del rigore mi dice: “Quella naturalezza è un dono che può diventare un limite se non viene contenuta e coltivata. Il mio sforzo è quello di impedire che quella facilità di mano sfoci in anarchia”.

Il ruolo di musicista, per lui, ha un preciso obiettivo: “Il dovere di un musicista è quello di rispettare l’intenzione con cui il compositore ha composto l’opera riuscendo a mostrare tutta la bellezza contenuta nella partitura. Non deve dimostrare quanto è bravo ma far emergere la bellezza della musica”.

Parla con entusiasmo dei compositori che lo infiammano: la bellezza delle opere di Liszt e la passione incondizionata per Rachmaninov.

A proposito del suo talento torna un moto di gratitudine: “Forse l’attitudine per la musica l’ho ereditata da mio nonno che non ha potuto studiare la musica ma ha dedicato tutta la sua vita, oltre al lavoro, all’amore per la chitarra e la fisarmonica che ha imparato a suonare perfettamente senza conoscere le note. Lui sì, era un genio…”.

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