2 Marzo 2024
Dora Mercurio | In un mondo in cui spesso si cerca di evadere dalle proprie vite è facile cadere vittima di dipendenze. E una delle più subdole è quella dal gioco d'azzardo, anche legale. Ma c'è chi riesce a contrastarlo puntando sui giochi di società
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Dora Mercurio | In un mondo in cui spesso si cerca di evadere dalle proprie vite è facile cadere vittima di dipendenze. E una delle più subdole è quella dal gioco d’azzardo, anche legale.

Quando alla sensazione positiva e piacevole del gioco fine a se stesso si associa il denaro, si rischia di entrare in una spirale che può produrre effetti negativi sulla salute mentale e sulle relazioni sociali e trasformarsi in una vera e propria patologia.

Nel corso degli ultimi anni sono aumentate le politiche di prevenzione della ludopatia e sono state inasprite le pene previste per il gioco d’azzardo. Ultima, in ordine di tempo, la Legge di Bilancio 2019 vieta qualsiasi forma di pubblicità del gioco, impone sulle lotterie istantanee e sugli apparecchi da intrattenimento la presenza di specifiche avvertenze sui rischi e delega al Ministero della Salute il monitoraggio dell’offerta di gioco.

Anche il Piemonte dal 2016 ha una sua legge per contrastare la ludopatia, che ha stabilito limitazioni temporali e spaziali al gioco su slot machine: le slot non possono infatti essere accese più di tre ore al giorno e devono essere posizionate entro una certa distanza da luoghi sensibili come le scuole. E la normativa piemontese sembra aver già dato i primi risultati.

Secondo uno studio condotto dall’IRES, l’Istituto di Ricerche Economiche e Sociali per il Piemonte, l’entrata in vigore della legge regionale del 2016 ha ridotto i volumi del gioco d’azzardo del’5,3 %.

Sono però attualmente in corso analisi più approfondite del fenomeno che terranno conto anche del gioco on line che ad oggi coinvolge sempre più persone e la cui dipendenza è stata riconosciuta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come malattia mentale.

Tante sono poi le politiche di aiuto create dalle varie ASL territoriali, ma la prevenzione può partire anche dai titolari di locali che possono aiutare a restare lontani dal gioco cercando di offrire alternative sane ma nello stesso tempo divertenti.

Ne è un esempio il Barbillar, locale torinese che da dodici anni si impegna a combattere la ludopatia e il gioco d’azzardo con i tradizionali (anche se aggiornati ai tempi e alle mode) giochi di società, in modo da creare aggregazione e intrattenimento.

«L’idea dei giochi è stata casuale. Avevo qualche gioco di società a casa e ho deciso di metterli a disposizione dei clienti: piacevano, così ho iniziato a comprarne qualcuno in più e alla fine è diventata la caratteristica del locale» racconta la proprietaria Barbara Zanantoni.

Tanti giochi di società ma nessuna slot machine: «quando nel 2007 ho acquistato il locale ho fatto subito togliere quelle che il vecchio proprietario aveva installato. Mi è stato proposto di rimetterle, ma anche di fronte alla possibilità di guadagnare di più mi sono sempre rifiutata: non fa parte della filosofia del locale e non voglio che le persone abbiano qui la possibilità di rovinarsi la vita».

Nel locale non si vedono nemmeno videogiochi: «non li amo particolarmente e il Barbillar vuole essere un punto di aggregazione mentre i videogiochi tendono ad isolare. Preferiamo dare spazio ad un tipo di gioco meno individuale. Poi se dovessero esserci richieste da parte dei clienti valuteremo, ma sempre nell’ottica di unire i ragazzi».

Aggregazione e una realtà sana quindi quella del Barbillar che spinge le persone ad interagire: «a volte sento dire che i ragazzini sono alienati davanti a un telefono, ma devo dire che il Barbillar sembra una sorta di isola felice. Ogni sera vedo giovani che si divertono lasciando da parte telefoni e social network. E’ un posto per tutti, dai ragazzi alle famiglie: la cosa affascinante è vedere come persone diverse riescono a trovare nel gioco un interesse comune».

Per saperne di più Di rischi e ricadute negative del gioco d’azzardo, compreso quello legalizzato, avevamo parlato con Davide Roccati, fondatore di Seldon Ricerche. Riascolta l’intervista

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