Respirare anidride carbonica? No, grazie

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Dalla fotosintesi clorofilliana ai batteri che metabolizzano Co2: tra tecnologie alternative e negative

Greta Arfinetti | L’Accordo di Parigi parla chiaro, se non si arresta l’emissione di gas serra la temperatura globale aumenterà in modo incontrollabile e gli esseri umani non potranno più respirare.

Di mitigazione dei gas serra e di moderne strategie per riutilizzare la Co2 togliendola dall’atmosfera hanno parlato Rajandrea Sethi, direttore del Dipartimento di Ingegneria dell’Ambiente e del Territorio al politecnico di Torino e Fabrizio Pirri, coordinatore dell’Istituto Italiano di Tecnologia, nell’ambito del ciclo di incontri Envi4Future, all’Envipoint si è parlato di mitigazione dei gas serra.

Ma come raggiungere l’obiettivo se ogni anno immettiamo più di 4∙10⁹ tonnellate di anidride carbonica nell’atmosfera? Se questa fosse un bicchiere che stiamo riempendo di Co2 anziché d’acqua, come poter chiudere il rubinetto?

Le strategie investigate finora comprendono l’uso di fonti energetiche alternative e la CCS (Carbon Capture and Storage), che prevede la cattura dell’anidride carbonica emessa per re-incanalarla nel sottosuolo.

Per quanto riguarda le fonti rinnovabili ci troviamo di fronte soprattutto a un dilemma economico, dal momento che lo stesso quantitativo di energia prodotto dalle rinnovabili si può ottenere a costi inferiori utilizzando fonti fossili. Inoltre, la predisposizione di superfici adeguate agli impianti solari o eolici richiederebbe l’occupazione di migliaia di chilometri quadrati.

In merito alla CCS invece, le problematiche sono soprattutto di natura ambientale, poiché predisporre adeguati giacimenti per immagazzinare l’anidride carbonica non è così semplice e immediato come si può pensare (infatti, fino ad oggi, sono stati sfruttati per lo più giacimenti esauriti).

Al contrario, una strategia all’avanguardia può essere rappresentata dai batteri che metabolizzano Co2, espellendo successivamente diversi tipi di combustibili alcolici e biomasse che possono essere poi bruciate e utilizzate come fonte di energia.

Dunque, arrestare l’immissione di Co2, ammesso che sia possibile, sarà sufficiente a rendere l’aria di nuovo respirabile? Rajandrea Sethi, direttore del dipartimento di Ingegneria dell’Ambiente e del Territorio al Politecnico di Torino, afferma con forza di no: per ridurre l’anidride carbonica nell’atmosfera occorre applicare soprattutto tecnologie negative.

In definitiva, oltre a evitare la produzione di nuova anidride carbonica occorrerà sottrarre una buona parte di quella già presente nell’aria che respiriamo.

Per questo motivo il futuro non potrà prescindere da una stretta collaborazione tra efficientamento energetico e tecnologie negative.

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