Quando il cinema è un’opera d’arte da indossare

Quando il cinema è un’opera d’arte da indossare

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Federica Carla Crovella | Arte, moda, cinema e digitale si intrecciano al Museo del Cinema di Torino, in occasione della mostra cinemaddosso, i costumi di Annamode da Cinecittà a Hollywood, visitabile fino al 15 giugno 2020.

L’esposizione, curata da Elisabetta Bruscolini, è organizzata nell’ambito di Torino Città del Cinema 2020. All’evento presta il volto l’attrice Sara Serraiocco, miglior esordiente Nastro d’Argento nel 2014.

Lungo la rampa della Mole Antonelliana che, come ha spiegato la curatrice, è stata la prima grande sfida, si susseguono 100 costumi per 40 film che hanno fatto la storia, alcuni esposti materialmente e altri accessibili attraverso video.

L’allestimento è curato da Maria Teresa Pizzetti.

Il trionfo di eleganza, stile e fascino si traduce in abiti che diventano opere d’arte e rendono omaggio a uno degli atelier italiani più importanti al mondo; quello fondato nel 1946 dalle sorelle Anna e Teresa Allegri, che col tempo si afferma tra le più grandi sartorie europee.

Dai costumi indossati in Matrimonio all’italiana di Vittorio De Sica si passa a quelli di Anna Karenina di Joe Wright, poi a Il mestiere delle Armi di Ermanno Olmi e tanti altri titoli.

In occasione del centenario della nascita, la mostra omaggia anche Federico Fellini, presentato accanto al costumista Piero Tosi.

A chiudere l’esposizione c’è un’opera dedicata a Torino e al suo Museo del Cinema; la ricostruzione artigianale di un abito che raffigura la Mole Antonelliana.

Foto di Federica Carla Crovella

Otto sezioni scandiscono la storia del cinema italiano e accompagnano lo spettatore lungo diversi periodi storici e dentro temi specifici; infatti, come ha spiegato la curatrice, «è una mostra emozionale e tematica».

Sotto gli occhi dell’osservatore scorrono epoche e personaggi: dalla sezione dedicata a “guerrieri e pulzelle”, si passa a “cortigiani e principesse”, “donne fatali”, “streghe, vampiri e altri mutanti” e così via.

Il punto di partenza, però, non è stato l’attore e neppure il personaggio, ha precisato ancora Elisabetta Bruscolini, bensì il costume stesso e il tessuto con le sue fasi di lavorazione.

Per info consulta il sito del Museo del Cinema

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