Le materie prime della dieta mediterranea… in acciaio. Quarto appuntamento del ciclo di incontri online di Circonomia.

Le materie prime della dieta mediterranea… in acciaio. Quarto appuntamento del ciclo di incontri online di Circonomia.

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di Noemi Rapello

Il quarto appuntamento di Circonomia ci porta nel mondo del packaging alimentare in acciaio, in plastica e il loro riciclo.

Conduce la giornalista Piera Genta, ospiti: Roccandrea Iascione di Ricrea, Filippo Solibello conduttore radiofonico di Caterpillar AM e autore di “Spam. Stop plastica a mare” e Silvio Greco, biologo marino, presidente del Consiglio scientifico di Slow Fish e autore di “La plastica nel piatto”.

Si parte subito con i dati di Ricrea, si evince che il periodo del COVID-19 ha portato ad un notevole aumento del consumo di prodotti inscatolati : +82% di pomodoro, +35% tonno in scatola e +60% la carne in scatola; questo rispecchia sicuramente il cambiamento della spesa da parte dei cittadini più orientata in questo periodo verso prodotti a lunga conservazione. Infatti, afferma Iascione, “una volta inscatolato il prodotto ha una vita di 3 anni, e inoltre la funzione della scatola stessa è quella di poter offrire un prodotto che sarebbe altrimenti fuori stagione”.

A fianco dell’acquisto però si pone il problema del post consumo, che fine farà il contenitore di acciaio? Ricrea si occupa proprio di questo aspetto, assicurando il riciclo dei barattoli.

L’acciaio è infatti un materiale permanente, 100% riciclabile e riciclabile all’infinito. Circa otto barattoli su dieci vengono fusi e diventano “nuovo” acciaio.  Il primo passo però, specifica Iascione, parte dai cittadini che devono fare la raccolta differenziata.

Per sensibilizzare è nata la pagina Un rompiscatole in cucina dove vengono proposte ricette realizzabili con prodotti della dispensa e vengono date informazioni sul post consumo dei contenitori stessi.

Si passa poi a parlare della plastica con dati preoccupanti alla mano, infatti dal 1950 ad oggi si riversano nel mare ogni anno dagli 8 ai 13 milioni di tonnellate in plastica. La plastica più visibile, si può dire quella che galleggia, è solo il 3% di tutta la plastica presente nel mare. Il 97% si trova in profondità, è sommerso. Non c’è nessuna area al mondo non contaminata da plastica, addirittura è arrivata in Antartide.

Altro dato che crea stupore, ogni settimana ingeriamo circa 5 grammi di plastica ovvero l’equivalente di una carta di credito. “Questo perché oltre che nei cibi che mangiamo, soprattutto nei pesci, molte ricerche hanno dimostrato che si trovano particelle di plastica anche nell’acqua, nella birra e nel sale”, ci informa il biologo marino Silvio Greco.

Per quanto riguarda il packaging ci racconta di un suo incontro con il presidente di una azienda che si occupa di distribuzione organizzata. Gli domanda perché sbucciare le arance del loro packaging originario e metterle in un packaging di plastica. La risposta che riceve è preoccupante,” lo chiedono i consumatori”.

E ancora, perché non vengono utilizzati packaging in polietilene, che possono essere riciclati , per i prodotti? La risposta:” perché non permettono ai clienti di vedere bene i prodotti all’interno”.

“Il design industriale non ha interesse ad utilizzare materiali più riciclabili, perché fondamentalmente costa meno farli in materiali poliaccoppiati, si ritorna sempre all’ambito economico” osserva Greco.

Filippo Solibello ci parla dei dispositivi di protezione individuale di largo uso in questo periodo di pandemia e del loro rischio per l’ambiente, “nel mare sono già state pescate delle mascherine e per strada si possono vedere già guanti dispersi” afferma.

Il COVID-19 ha portato all’introduzione di prodotti monouso contenenti plastica, c’è necessità di trovare un modo per riciclare a cui nessuno ad oggi ha ancora pensato.

È Difficile riciclare la plastica, molto spesso i prodotti sono realizzati dall’assemblaggio di polimeri diversi e soprattutto se riciclata non da la stessa quantità della plastica primaria utilizzata, al contrario dell’alluminio di cui si è detto sopra.

“In conclusione si può vivere senza plastica?”Questa la domanda saliente proposta da Genta a Greco.

“No, la sua produzione ha superato anche l’acciaio. Non possiamo fare a meno in alcuni campi come quello sanitario ma possiamo usarla con intelligenza. Sarebbe bene eliminare prodotti monouso o realizzarli in monomateriale per agevolarne il riciclo. La plastica però non va demonizzata, è importante informare, bisogna capire che non è possibile vivere in un mondo dove ci sarà più plastica che altro.”

La diretta è disponibile in streaming sulla pagina Facebook di Circonomia.

Inserito da:

Giorgio Diaferia

Medico specialista in Medicina Fisica e Riabilitazione,è direttore Sanitario del Centro di Medicina Preventiva e dello Sport del SUISM-Università di Torino. E' docente a contratto in Medicina dello Sport Università di Torino. Dirige lo Stabilimento di Cure Fisiche del CMP e dello Sport del SUISM-UniTo E' medico di medicina generale e giornalista pubblicista.

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