False friends: confusione tra meteo e clima

False friends: confusione tra meteo e clima

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Ginevra D’Angelo | Circonomìa nel suo settimo webinar cerca di dissolvere la nebbia che aleggia intorno ai concetti di meteo e clima, termini spesso erroneamente confusi.

Il festival dell’economia circolare e delle energie dei territori affronta questo tema dando voce a due esperte delle rispettive parti, la meteorologa  Serena Giacomin e Alessandra Mazzai del Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (CMCC).

Meteorologia, scienza del breve periodo

La questione centrale è la distinzione tra meteorologia e climatologia, immediatamente definita da Serena Giacomin come una distinzione di tipo temporale, tra breve e lungo periodo.

Infatti le previsioni del tempo avvengono attraverso l’analisi di dati di un determinato istante per fare elaborazioni sugli istanti successivi, mentre per poter stabilire una tendenza climatica gli studiosi devono prendere in considerazione almeno trent’anni di dati atmosferici.

La Giacomin chiarisce che una situazione meteorologica locale non può determinare una tendenza climatica globale e che la confusione che permea questi temi è dovuta ad una generale mancanza di conoscenza sugli argomenti sommata alle spinte dei negazionisti climatici che, per i loro interessi, innescano il dubbio.

La meteorologa, vista la situazione di incertezza in cui la pandemia ci ha catapultato, ritiene sia ancora più necessaria di quanto non fosse prima la previsione, sottolineando però che il «concetto di certezza è alquanto illusorio» e il nostro continuo peregrinaggio alla ricerca di questa ci porta lontani dalla scienza e dalle sue verità.

Punto di non ritorno, la crisi climatica

Alessandra Mazzai, che si occupa di comunicazione per il CMCC, porta alla nostra attenzione l’altra faccia della medaglia, il clima.

Afferma che «quando parliamo di cambiamenti climatici […] dobbiamo pensare ad un problema che non ha confini» che riguarda le fonti di energia, in primo luogo, tanto quanto gli sprechi e le perdite alimentari, che costituiscono tra l’8 e il 10% delle emissioni.

Attualmente gli scienziati del clima hanno evidenziato un aumento della media delle temperature di 1° rispetto al periodo tra il 1850 e il 1900 e stimano un’ impennata di altri 5° entro fine secolo, ma ci sono tante azioni in mezzo che si possono fare.

«Crediamo che non sia solo più il tempo di avvisare il pubblico del pericolo che sottendono i cambiamenti climatici, ma anche di spingere verso uno sviluppo […], verso un futuro più sostenibile» queste le parole di Alessandra Mazzai che ritiene non ci sia una ricetta unica che possa risolvere il cambiamento climatico, ma parla più di una messa in essere di tutti i mezzi a nostra disposizione.

L’effetto serra è fondamentale nella misura in cui resta naturale, l’attività umana lo sta inspessendo inutilmente, quella attuale è la concentrazione di CO2 più alta degli ultimi 800 mila anni e per quanto il lock down abbia registrato una riduzione delle emissioni urbane la concentrazione di quest’ultime non ha subito variazioni.

I dati ci sono e sono spaventosi, non bisogna cedere al negazionismo climatico e credere che un periodo di alta concentrazione di pioggia e temperature moderate, come questo, sia una controprova dell’inesistenza del riscaldamento globale.

Oggi per il domani

«Il meteo è oggi, domani e dopo domani […] il clima riguarda chi verrà dopo di noi», Roberto Cavallo, direttore artistico del festival, conclude la discussione dicendo che dobbiamo imparare da clima e dal meteo che esiste un qui ed ora in cui possiamo fare qualcosa per il domani.

Inserito da:

Giorgio Diaferia

Medico specialista in Medicina Fisica e Riabilitazione,è direttore Sanitario del Centro di Medicina Preventiva e dello Sport del SUISM-Università di Torino. E' docente a contratto in Medicina dello Sport Università di Torino. Dirige lo Stabilimento di Cure Fisiche del CMP e dello Sport del SUISM-UniTo E' medico di medicina generale e giornalista pubblicista.

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