Piazza Castello, guerriglia urbana e cariche della polizia

Piazza Castello, guerriglia urbana e cariche della polizia

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Francesca Grassitelli

Scontri e tensione durante una delle due manifestazioni indette lunedì 26 ottobre a Torino, per protestare contro i provvedimenti del nuovo DPCM.

Poco prima delle 20:30 un gruppo di persone si è riunito in piazza Castello, dove era presente uno schieramento delle forze dell’ordine davanti alla Regione Piemonte. “Libertà, libertà” è uno degli slogan scanditi dai manifestanti, prima che la piazza si trasformasse in un terreno di scontro.

Da subito, infatti, sono scattate le prime cariche della polizia in risposta al lancio di bombe carta e fumogeni da parte di un centinaio di dimostranti.
E’ stato necessario l’intervento del 118, in soccorso ad un fotoreporter colpito alla testa dal lancio di una bottiglia. Feriti anche due poliziotti.

I manifestanti si sono poi dispersi per le vie centrali: presi d’assalto cassonetti, monopattini elettrici e le vetrine di alcuni negozi in via Roma che sono stati saccheggiati.

Tra gli autori delle violenze diversi negazionisti, scesi in piazza senza mascherina.

Appiccato anche un fuoco nei pressi del Teatro Regio, cui la polizia ha risposto con lacrimogeni e idranti.

Sono stati incendiati anche alcuni cassonetti situati nei pressi dei Giardini Balbo. Arrestato uno dei due responsabili in via San Massimo, angolo via Mazzini, dopo che la polizia si è fisicamente accanita su di lui.
In totale sono una decina i fermati: nessuno di loro ha un’attività commerciale.

Si è invece svolta in maniera pacifica la manifestazione prevista alle ore 21:00 in piazza Vittorio Veneto. L’accesso alla piazza, dal lato di via Po, è stato sbarrato dalle forze dell’ordine.

Poco più avanti circa duemila persone, tra cui commercianti, dirigenti e dipendenti di attività sportive, hanno indetto un dibattito pubblico per discutere dei nuovi provvedimenti. “Il 26 ottobre è morta la ristorazione italiana”,  si legge su uno striscione.
Siamo stanchi di far decidere il futuro nostro e dei nostri figli da persone che non hanno lavorato nemmeno un giorno in tutta la loro vita”, queste alcune delle parole pronunciate dai partecipanti.

Secondo l’assessore regionale Maurizio Marrone, che ha ricevuto la delegazione di manifestanti in piazza Vittorio, “Torino ha visto nelle due piazze di stasera separarsi le due facce della protesta”.


Ma analizzando lo schema con cui si sono svolte le rivolte, il questore Giuseppe De Matteis afferma con certezza che “le misure del Dpcm non c’entrano niente con i saccheggi e le devastazioni nel centro di Torino”.

Si sarebbe dunque trattato di una tattica organizzata soprattutto da alcuni gruppi della tifoseria, sia della Juventus che del Torino, per distogliere le forze dell’ordine dalla piazza e dal presidio dei palazzi istituzionali.

Dello stesso parere è la sindaca Chiara Appendino, che parla di “azioni criminali dei violenti che hanno inquinato la manifestazione pacifica di commercianti, imprenditori e lavoratori”.

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