2 Marzo 2024
Carlotta Viara | Teatri, cinema, sale da concerto chiudono fino al 24 novembre. Salvi i musei e le istituzioni culturali
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Carlotta Viara

A nulla sono valsi gli accorati appelli di artisti, intellettuali, addetti ai lavori e “gente” comune (https://www.culturaitaliae.it/VISSIDARTE/). A nulla è valsa la scenografica manifestazione/performance “dei cinquecento bauli” in piazza Duomo, a Milano.

Teatri, cinema, sale da concerto chiudono fino al 24 novembre. Salvi i musei e le istituzioni culturali.

Così è deciso, cosi riporta il nuovo Dpcm 25 ottobre 2020, recante ulteriori misure di restrizione, in vigore dalla mezzanotte.

Purtroppo non è finzione, ma la dura realtà per un settore, quello della cultura, già fortemente indebolito dalla pandemia.

Ciò che il ministro Franceschini definisce “un dolore” potrebbe essere il colpo di grazia.

Con lo stop a proiezioni e rappresentazioni si prospetta un lugubre destino per il meraviglioso mondo dello spettacolo.

Quasi 600mila i professionisti coinvolti, che, a vario titolo (impresari, attori, figuranti, produttori, distributori, musicisti, costumisti, truccatori, tecnici …), dispensano svago e “nutrimento”; un ambiente popolato in gran parte da personale precario, che presta la propria attività occasionalmente, senza cosi potere contare sul meccanismo degli ammortizzatori sociali.

All’indomani del lockdown di primavera, non tutte le sale hanno riaperto: ma quelle che hanno scelto di non rimanere dietro le quinte sono rientrate in scena nello scrupoloso rispetto delle prescrizioni impartite.

I dati lo confermano.

Un’indagine dell’associazione nazionale Agis (https://www.agisweb.it/) rileva infatti che, dal 15 giugno al 10 ottobre, si è registrato, nella platea dei 347.262 spettatori, un solo caso di contagio da Covid-19; percentuale ininfluente, a comprova della sicurezza dei luoghi “incriminati”, ben distanti dall’immagine di pericolosi focolai ed i cui abituali frequentatori, peraltro, nulla hanno a che spartire, in fatto di comportamenti civili e responsabili, con altre categorie di soggetti.

Ora che s’impone una nuova chiusura, immediate le reazioni: urgono tempestivi ed efficaci interventi di contromisura per attutire la ricaduta economica delle decisioni governative, decisioni che la dicono lunga sul posto in classifica riservato alla cultura ed ai mezzi che la veicolano.

I teatri, i cinema, le sale da concerto non sono solo semplici strutture: sono templi pagani in cui si consuma un rito ancestrale e catartico, sono (citando l’Agis) “un importantissimo strumento di condivisione e riavvicinamentosociale: nella storia delle democrazie, la tenuta sociale delle comunità, soprattutto nei suoi momenti più critici e dolorosi, si e’ sempre fondata soprattutto sulla possibilità di condividere esperienze culturali“.

Quanto a noi, pubblico orfano, non vediamo l’ora che “lo spettacolo (ri)abbia inizio” … perché è proprio il caso di invocarlo: “Show must go on”.

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