Il Narciso politico

Il Narciso politico

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Foto di Karolina Grabowska da Pexels

 Maria Chiara Vietti

L’amore di Narciso per sé stesso e l’adorazione continua della sua immagine l’ha portato a consumarsi a alla fine a distruggere la sua stessa essenza. Così Renzi, abile conduttore, politico capace e intelligente non riesce ad ottenere con costanza i frutti del proprio lavoro poiché è ancorato ad un protagonismo personale accentuato. Renzi crea, gestisce, distrugge seguendo i suoi obiettivi insensibile a quel sentimento di empatia che secondo alcuni salverà il mondo.

Amore e autodistruzione

Ovidio ci narra di un uomo, Narciso, nato dalla ninfa Liriope e da Cefiso (a sua volta figlio di Oceano e Teti). Un giorno mentre cacciava tra i monti, Narciso incontrò la ninfa Eco che un tempo aveva ingannato Era con i suoi lunghi discorsi, distraendola dai monti dove l’amato Giove si univa ad altre ninfee.

A causa di ciò Eco non poté sottrarsi all’ira di Giunone che ridusse la sua voce alla sola duplicazione delle ultime parole altrui. Ma Narciso non corrispose mai Eco che si straziò per quell’amore non corrisposto. Come Eco tante altre ninfee, altri uomini e donne si innamorarono di quel cacciatore bellissimo e seducente. Un giorno, però, una dea accolse le preghiere di una giusta vendetta verso quell’uomo incapace di provare empatia. Narciso venne condannato ad amare sé stesso.

Vedendo la sua immagine riflessa ardeva di desiderio e si consumava di un amore intangibile. Il suo corpo morente si trasformò in un bellissimo fiore dai petali bianchi, il Narciso.

Il narcisismo renziano

In questi giorni si parla molto di “colpo di Stato” reso possibile grazie ad un uomo che è riuscito a creare una crepa grande come cratere nella politica italiana, Matteo Renzi. Uomo capace, intellettualmente seduttivo, ammirato, invidiato e anche odiato.

Perché Renzi è appoggiato e allo stesso tempo allontanato dalle persone a lui più vicine e dal suo stesso partito politico?

Non tanto tempo fa Renzi entrò a Palazzo Chigi con un’altra strategica manovra. Appoggiato da un PD sedotto e vulnerabile, nel febbraio 2014 spodestò Letta, poco dopo averlo rassicurato. Letta fu costretto, infatti, a dimettersi e contestualmente il Presidente della Repubblica convocò Renzi per conferirgli l’incarico di formare un nuovo governo.

L’uomo nuovo, promotore di riforme non limitò la sua sete e sfidò anche il testo sacro del 1948, la Costituzione Italiana. La sicurezza di sé, di essere il migliore, l’assolutismo, il protagonismo che lo contraddistinguono lo portarono, tuttavia, all’autodistruzione.

Nell’ambito della riforma costituzionale in atto, infatti, arrivò ad identificare sé stesso con il referendum. In caso di sconfitta dichiarò che si sarebbe dimesso. Sceso a patti con Berlusconi per ottenere un suo appoggio, lo tradì, a detta del Cavaliere, perché convinto di non aver bisogno di nessuno se non di sé stesso.

E fu cosi’ che l’uomo dall’intelletto seducente perse e, con una stimabile coerenza, si dimise.

Lui, il capo di governo più giovane dello Stato italiano, è sempre sicuro di sé, si sente forte perché seduttivo ma incapace di provare empatia. La stessa empatia che manca a Narciso, perché il protagonismo è la loro indole.

Ed è cosi’ che la bravura e le capacità renziane non generano con costanza i propri frutti. Nemici e alleati temono l’assolutismo di un uomo incapace di provare il sentimento di pietas e compassione per coloro che lo appoggiano. Ma come dall’autodistruzione di Narciso è nato un bellissimo fiore, dall’autodistruzione di Renzi è nato Mario Draghi.

E cosi’ molti cuori italiani stanchi e disillusi aspettano e auspicano che il bel paese, imprigionato da 40 anni di immobilismo economico in cui la fiducia in una comunità sociale è completamente assente, torni a prosperare come negli anni 50.

Non sarebbe forse questo il vero miracolo economico?

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