Passeggiata di quartiere contro la nuova Esselunga, la polizia carica

Passeggiata di quartiere contro la nuova Esselunga, la polizia carica

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Francesca Grassitelli

Cariche e manganellate contro il corteo di protesta organizzato dal comitato EsseNon, che si oppone alla costruzione del supermercato Esselunga nel Parco Artiglieri da Montagna.

Sabato 15 gennaio, quella che doveva essere una passeggiata pacifica ed informativa nel quartiere San Paolo è sfociata in episodi di violenza da parte delle forze dell’ordine.

Organizzata dal comitato EsseNon, nato per opporsi alla cementificazione e privatizzazione di quest’area verde, la passeggiata è subito stata bloccata dalla celere a pochi metri dalla sede di Comala. L’associazione rischia di chiudere per far posto ad una strada di servizio per il deposito e il passaggio dei camion.

Se le forze dell’ordine giustificano la militarizzazione come necessaria per far rispettare le norme anti-Covid, è invece evidente quanto questa abbia determinato una situazione di estremo pericolo, tanto a livello di sicurezza pubblica quanto di possibili contagi.

Bloccati sul nascere

I manifestanti, infatti, prima ancora che la passeggiata avesse inizio sono stati bloccati nella via tra l’ingresso dell’associazione e il campo di calcio, chiusa su entrambi i lati dalla celere e senza vie d’uscita. Qui la polizia ha sequestrato non solo i 200 partecipanti al corteo ma anche studenti e studentesse presenti nell’aula studio e nel cortile interno. Bloccati in una stradina priva di vie di fuga e larga soli 4 metri, e ammassati gli uni contro gli altri, i dimostranti hanno dovuto difendersi da ripetute cariche e manganellate ingiustificate.

Come ci racconta Andrea Pino, presidente dell’associazione Comala, dopo più di un’ora il corteo è riuscito ad aprirsi la strada e iniziare la sua passeggiata, che è stata nuovamente bloccata all’altezza di via Dante di Nanni in una violenta azione repressiva.

Una decina sono i manifestanti rimasti feriti dalle manganellate, alcuni dei quali colpiti alla testa e poi soccorsi da altri compagni e dai residenti della zona. E’ stato necessario anche l’intervento del 118.

Militarizzazione in difesa della speculazione edilizia

Quanto successo lo racconta il comitato. In un post sui social network scrive: “Abbiamo trovato davanti a noi una militarizzazione del quartiere assurda e sconsiderata. […] Vogliamo raccontare quel che è successo oggi a tutta la cittadinanza, l’assurda gestione poliziesca della questura di Torino.”

Per far ciò, è stata indetta una conferenza stampa alle 18 che ha visto la partecipazione di diverse voci e realtà cittadine, tra frequentatori e lavoratori del Comala, attivisti del comitato, esponenti di spazi occupati e di diverse associazioni come Fridays for Future.

Si è esposta anche la consigliera comunale Sara Diena, che ha commentato l’accaduto: “Mi stupisce un simile dispiegamento di forze di polizia con modalità del genere, che di solito si vedono per i cortei anarchici. Uno schieramento sproporzionato rispetto al numero e al tipo di partecipanti, all’inizio c’erano anche ragazzini e mamme con bambini”.

Foto di Nicola Gastini

Tante sono le voci che si oppongono all’ennesima speculazione edilizia nel quartiere, che rischia di cancellare i già pochi spazi di studio e socialità giovanile.

Il Comala è infatti uno dei pochi centri cultura e ritrovo a Torino, che al massimo della sua capienza conta ben 500 posti per studiare, una sala prove e studio di registrazione, un salone polifunzionale e alcune sale dedicate a corsi ed attività.

Un progetto che non convince

Da novembre, mese in cui si è tenuta la prima assemblea pubblica, il comitato EsseNon cerca di mettere in dubbio il progetto di riqualificazione urbana dell’area ex Westinghouse, per porre invece l’accento sulla cementificazione dell’unica area verde presente nel quartiere e sulla cancellazione di un importante presidio culturale.

Da allora si sono susseguite diverse assemblee di discussione pubblica, momenti di chiamata all’azione ed una raccolta firme che è stata respinta dal comune.

La passeggiata avrebbe dovuto costituire un momento di sensibilizzazione a favore di una realtà cittadina che ha contribuito a rivitalizzare il quartiere, offrendo ai suoi cittadini (e non solo) servizi pubblici che rispondono alle esigenze di tutti. Una realtà che il Comune di Torino è ora disposto a sacrificare in nome della speculazione edilizia, della cementificazione e della privatizzazione del suolo pubblico.

A decidere i prossimi passi del comitato sarà ora una nuova assemblea, in programma giovedì 20 gennaio. “Crediamo che attraverso un processo collettivo possiamo portare avanti una visione diversa dalla speculazione che impoverisce i nostri quartieri”.

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