Tiangong-1, Italia nella scia dei frammenti

Tiangong-1, Italia nella scia dei frammenti

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Simone Panero | Tiangong-1, la prima stazione spaziale cinese lanciata in orbita oltre 6 anni fa a breve rientrerà nell’atmosfera, ma senza controllo, e con buona probabilità alcuni frammenti potrebbero cadere proprio in Italia. Secondo gli ultimi studi, i detriti del satellite cinese coprirebbero l’area tra il 43° parallelo nord e il 43° parallelo sud, cioè anche la nostra penisola. L’ESA (European Space Agency) sta monitorando da vicino la situazione:  a questo indirizzo potete trovare tutti gli aggiornamenti. L’impatto può verificarsi tra il 24 marzo e il 19 aprile, ma solo nelle ultime settimane avremo un quadro di previsione più chiaro.

Tiangong-1 pesa quanto un bus della scuola (8506 kg), ha una lunghezza di 10,4 e un diametro di 3,4 metri. Non è certo il primo caso di satellite fuori controllo ma negli ultimi mesi la comunità scientifica e le agenzie spaziali di tutto il mondo si sono attivate per risolvere il problema. Fra queste l’IAC, International Astronomical Center degli Emirati Arabi che ha annunciato una campagna congiunta per monitorare il decadimento orbitale. In un comunicato dalla missione permanente della Cina alle Nazioni Unite a Vienna sugli usi pacifici dello spazio extra-atmosferico (COPUOS), si afferma che «la Cina ha istituito un gruppo di lavoro speciale con piani di preparazione alle emergenze e ha lavorato a stretto contatto con il monitoraggio successivo, la previsione e l’analisi pertinente».

Parola agli esperti L’Università Sapienza di Roma è in prima linea in questa attività di ricerca grazie ai professori Fabrizio Piergentili e Fabio Santoni dei dipartimenti di Ingegneria meccanica e aero-spaziale e di Ingegneria astronautica, elettrica ed energetica. Il Gruppo di studio S5 Lab è costituito da alcuni membri di rilievo e collabora con osservatori in Italia e nel mondo. «Di prassi il rientro dei stelliti dovrebbe avvenire in maniera controllata, imponendo da Terra una traiettoria che porti eventuali residui a impattare in zone disabitate, per lo più nell’area del Pacifico -spiega Piergentili- ma in questo caso partiamo da condizioni differenti, perché non è possibile intervenire e modificare la rotta del modulo fuori controllo». I ricercatori sono riusciti però ad estrapolare le cosiddette “curve di luce” del satellite, utili a determinare le variazioni di orientamento nello spazio.

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