L’economia circolare contro gli incendi

L’economia circolare contro gli incendi

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Eleonora Altieri | Durante la seconda edizione di EcoForum, l’appuntamento annuale di economia circolare, Legambiente ha voluto dare uno spazio particolare agli incendi. Proprio come la vita di un prodotto può essere spiegata con un cerchio, così gli incendi possono infatti essere collegati agli scarti.

Negli ultimi tre anni in Piemonte si sono verificati 30 incendi in impianti di trattamento di rifiuti su un totale nazionale di 270, per il 47,5% concentrati al nord. Le cause sono riconducibili in qualche modo alla cattiva o scarsa gestione degli impianti. Tutto ciò che non serve viene accantonato e se si accumula senza criterio né principi di sicurezza, basta veramente poco per far divampare le fiamme.

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Il deposito continuo di materiale inutilizzato è una delle conseguenze di un’economia non circolare: una volta che il prodotto arriva alla sua fase “finale” il ciclo si interrompe. Oggetti e prodotti non diventano “altro” per l’impossibilità di trasformarlo e di ri-collocarlo sul mercato.

Senza contare il fatto che alcuni soggetti sfruttano la mala gestione dei rifiuti, lucrando su trattamenti non correttamente eseguiti, scaricando così il peso economico e ambientale sulla comunità.

In Piemonte esistono diverse realtà che hanno fatto di questo tipo di economia la loro impresa: “Barricalla” con il suo impianto-modello per lo smaltimento di rifiuti speciali, pericolosi e non; la “Cartiera Bosco Marengo” produttrice di cartoncino da carta recuperata. E poi “Astelav”, distributore europeo di ricambi per elettrodomestici, che ha fondato, insieme al Sermig, il gruppo Ri-Generation.

Sono solo alcuni esempi, ma dimostrano che il materiale di scarto non sempre è un rifiuto ma una risorsa. Prima di tutto ambientale ma anche economica e sociale.

 

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