Salone del Libro: un ponte tra cultura e politica

Salone del Libro: un ponte tra cultura e politica

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Alice Bertolini | Molti sono stati gli eventi che hanno coinvolto i 148.034 visitatori della 32esima edizione del Salone Internazionale del Libro. Quest’anno, il Salone si è ritrovato al centro del dibattito non solo culturale ma anche politico.

La polemica nata attorno alla presenza della casa editrice Altaforte, vicina a Casa Pound e allontanata su richiesta della sindaca Chiara Appendino e di Sergio Chiamparino, è stata solo il preludio. Il Salone quest’anno ha infatti assunto una veste politica in maniera molto più forte degli altri anni: numerose sono state soprattutto le conferenze inerenti le prossime elezioni Europee.

Salone del Libro, Ingresso Principale

I principali percorsi tematici che hanno accompagnato le numerosissime conferenze di questi cinque giorni hanno riguardato problemi cruciali nella realtà politica contemporanea. Molto si è parlato dei cambiamenti che hanno coinvolto l’Europa negli ultimi anni: il problema dell’immigrazione è stato affrontato durante numerosi incontri, tra i quali è spiccato per l’alta affluenza l’incontro con Roberto Saviano.

Durante la presentazione del suo libro In mare non esistono taxi sono state proiettate numerose fotografie rappresentanti i salvataggi in mare ad opera delle Ong: sono intervenuti alcuni dei volontari di Medici Senza Frontiere, che hanno potuto approfondire attraverso la loro testimonianza diretta il problema dell’immigrazione.

Roberto Saviano presenta “In mare non esistono taxi”

La testimonianza di personaggi stranieri è stata cruciale nella comprensione della realtà in cui viviamo: una realtà in continua trasformazione, che vede come protagoniste culture sempre più variegate e spesso in contrasto tra loro.

Molti sono stati gli autori di culture straniere che hanno partecipato al Salone tenendo numerose conferenze: tra i tanti ricordiamo Kamel Daoud (Algeria), Adlene Meddi (Algeria), Najwan Darwish (Palestina), Fatima Sharafedine (Libano).

Fondamentale è stato l’intervento di Ece Temelkuran, che ha presentato il suo romanzo Come sfasciare un paese in sette mosse. La giornalista turca ha analizzato le dinamiche che
portano all’instaurarsi di una dittatura in un paese originariamente democratico, prendendo come esempio la Turchia di cui è originaria.

Dialogo tra Ece Temelkuran (“Come sfasciare un paese in dieci mosse”) e Donald Sassoon (“Sintomi morbosi”)

Il concetto di democrazia è stato cruciale nei dibattiti che si sono tenuti al Salone quest’anno. L’imminenza scottante del 26 maggio e i repentini mutamenti politici a cui si è assistito non solo in Italia ma anche in Europa hanno portato a una riconsiderazione soprattutto storica della democrazia.

Importante è stato specialmente il contributo dello storico Piero Ignazi nella sua analisi dei cambiamenti che hanno riguardato i partiti politici negli ultimi anni e dell’impatto che questi cambiamenti potrebbero avere sulla democrazia stessa.

Piero Ignazi presenta il volume “Partito e Democrazia: l’incerto percorso della legittimazione dei partiti”

L’analisi della realtà contemporanea si è quindi affacciata a un contesto internazionale, non limitandosi solamente al caso dell’Italia. L’intervento di Luis Sepúlveda ha permesso ai visitatori di avvicinarsi alla realtà politica del Sud-America, attraverso la testimonianza diretta di quello che non è solo un grande scrittore della nostra epoca, ma un cittadino che ha vissuto la storia del Cile sulla propria pelle.

Giancarlo de Cataldo dialoga con Luis Sepúlveda

Il gioco del mondo ha coinvolto e unito paesi di tutto il mondo: i paesi europei, in ogni caso, sono stati i protagonisti di questa edizione particolarmente incentrata sul tema delle elezioni. I direttori di alcuni dei principali quotidiani italiani si sono riuniti per discutere del futuro dell’Europa e dell’Italia stessa dopo il 26 maggio.

Carlo Verdelli (La Repubblica), Virman Cusenza (Il Messaggero), Luciano Fontana (Corriere della Sera), Maurizio Molinari (La Stampa), Fabio Tamburini (Il Sole 24 Ore)

A parlare dell’Unione Europea e dell’Europa di oggi sono stati gli stessi finalisti del Premio Strega Europeo: Catherine Dunne, David Piop, Robert Menasse, Sasha Marianna Salzmann e Ilja Leonard Pfeiffer. Questo filo rosso ha percorso le opere di questi autori, provenienti da realtà culturali molto diverse ma tutti uniti profondamente dai temi di attualità e politica che hanno coinvolti gli stessi lettori italiani.

Robert Menasse presenta il romanzo “La Capitale”, finalista Premio Strega Europeo

In prossimità di queste elezioni europee, possiamo dire che il Salone ha riservato un posto d’onore al tema dell’Europa, alle sue radici storiche e politiche nonché ai mutamenti a cui è stata sottoposta negli ultimi travagliatissimi anni.

Dei quasi 150 mila visitatori che hanno partecipato a questa ricorrenza tipicamente letteraria, molti saranno tornati a casa non solo con nuove letture da approfondire, ma anche e soprattutto con nuove idee e con una visione politica molto più ampia di prima.

Il nesso che lega cultura e politica, troppo spesso dimenticato, è in realtà ciò che ha sempre permesso ai lettori di affacciarsi all’attualità con uno sguardo più critico e consapevole.

Inserito da:

JB

Journalist and videoreporter | https://about.me/jacopobianchi

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