ACCORDO ALL´ ONU PER SPARTIRE I BENEFICI DELLA NATURA PDF Stampa E-mail
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Di Alessandra Braschi   
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natura_2 Dopo il fallimento delle trattative sul cambio climatico, l´ONU ha dato ieri una bella soddisfazione durante il Vertice di Nagoya (Giappone).
Questo Vertice  sulla Diversitá Biologica si è concluso con un accordo senza precedenti fra i 193 Paesi che erano riuniti da due settimane,per lottare contro la perdita di biodiversità. L´accordo include per la prima volta, dei meccanismi affinchè le ditte farmaceutiche e cosmetiche compensino i Paesi dai quali estraggono i principi attivi, una storica rivendicazione degli Stati tropicali che vedevano come molte delle loro piante medicinali venivano brevettate da laboratori di Paesi ricchi, un fenomeno conosciuto come biopirateria.

Le speci spariscono a un ritmo senza precedenti e i Paesi dell´ONU si erano già messi d´accordo nel 2002 per frenare la perdita di biodiversità nel 2010.
Quest´accordo, è evidente, non è stato compiuto, perció a Nagoya hanno deciso di scegliere una messa a fuoco più realista: fissare per il 2020 un programma con 20 punti per combattere l´estinzione delle speci. Il patto include l´accordo per aumentare le zone protette fino a un 17% dellasuperficie terrestre o il 10% delle acque del pianeta, ristabilire al meno il 15% degli ecosistemi degradati e finire con il super sfruttamento della pesca.Quando, dopo una giornata intera di trattative, si è raggiunto l´accordo, i ministri dei 120 Stati sono scoppiati in applausi.Una delle novità è il protocollo ABS (Access and Benefits Sharing), argomento che era stato lungamente dibattuto durante il Vertice.
L´obbiettivo di questo protocollo è quello di regolare l ´accesso dei fabbricanti di medicinali e cosmetici ai ricorsi genetici di piante e microorganismi ottenuti da Paesi in sviluppo e di regolare la spartizione dei benefici che questa attività genera.
Questo vertice segna un cambio della percezione avuta finora del problema che suppone la perdita di biodiversità,di boschi,lagune e altri ecosistemi.
Circa 1300 milioni di persone dipendono direttamente dagli ecosistemi per ottenere acqua e alimenti.Gli ecologisti considerano l´accordo come "di minimi", nel senso che, secondo loro, i Paesi hanno voluto salvare la faccia per non venire via da Nagoya con un ennesimo insuccesso, dice Theo Oberhuber portavoce del gruppo Ecologisti in Azione.
L´accordo  per il finanziamento non è ancora pronto, manca definire i particolari ma è chiaro che un gran passo è stato fatto e i Paesi rappresentati nel Vertice di Nagoya hanno dimostrato che possono  e devono riuscire a mettersi d´accordo x salvare il pianeta.

 
Author of this article: Alessandra Braschi
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