Bridgerton: scandaloso o rivoluzionario?

Bridgerton: scandaloso o rivoluzionario?

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Maria Chiara Vietti

Una storia tratta dal libro “Il duca e Io” di Julia Quinn che narra dell’aristocrazia nella Regency Era dove i pettegolezzi venivano raccontati dal volantino di Lady Whistledown.

Una storia d’amore difficile ma totalizzante che viene replicata in una serie televisiva che stravolge gli schemi. Personaggi di colore che diventano regine e duchi all’ombra di un’irrisolta domanda: perché?

Il Libro

Nel 2000 viene pubblicato per la prima volta il libro “Il Duca e Io” di Julia Quinn (pseudonimo di Julie Pottinger), classe 1970 e cresciuta nella Grande Mela, che nel 2010 è entrata anche a far parte del Romance Writers of America’s Hall of Fame.

Il romanzo è ambientato nella Regency era, il periodo storico che va dal 1811 al 1820 e che prende il nome proprio dalla reggenza del principe di Galles, Giorgio Augusto Federico, salito al potere a seguito della dichiarata inabilità del padre Giorgio III.

Il mondo oggetto di narrazione è quello dell’aristocrazia britannica che si rivela al lettore attraverso la descrizione della quotidianità, delle scelte, degli amori e umori dei personaggi. I protagonisti sono Daphne, quarta figlia del defunto visconte Bridgerton e della viscontessa Violet, e Simon Busset, nuovo duca di Hastings nonché scapolo ambito da numerose donne in età da marito dell’élite britannica.

Il tema, pertanto, non sembra essere dei più innovativi se non per l’accostamento di due scelte vincenti. Una storia d’amore alla Jane Austen con protagonista lo “scapolo desiderato” e un’ambientazione snob e d’élite fatta di pettegolezzi e di gossip resi noti alla cerchia aristocratica grazie a “Le cronache mondane di Lady Whistledown”, volantino scandalistico dall’autore sconosciuto.

Nel 1813 era stata Jane Austen a descriverci la figura dello “scapolo desiderato”: “E’ verità universalmente conosciuta che uno scapolo in possesso di un solido patrimonio debba essere in cerca di moglie”. In Bridgerton cambiano i personaggi, il posto di Bingley e di Darcy viene preso da Simon, ma la storia risulta assai simile. Ed infatti, come la signora Bennet anche la madre di Daphne, la viscontessa Bridgerton, sembra affannarsi a trovare un buon partito alla figlia.

Inoltre, seppur il romanzo sia collocato nel 1800, trattando di un ambiente d’élite che si alimenta di pettegolezzi, il volantino Wistledown richiama le news alla gossip girl di cui si nutrivano i giovani rampolli dell’alta società di Manhattan.

Tuttavia, i temi già noti vengono raccontati da una penna fine, lineare, accattivante e, pertanto, la commistione risulta comunque vincente.

La serie Netflix

La serie televisiva dal marchio Netflix è stata creata da Chris Van Dusen e prodotta da Shonda Rhimes, il genio che ha creato la famosissima serie Grey’s Anatomy e che sembra trasformare in oro qualunque cosa tocchi.

Shonda, infatti, viene inserita dal Time, già nel 2007, nella lista delle 100 persone più influenti del mondo. La produttrice di colore ha carattere forte, cresce tre figlie e rappresenta il “sogno americano”, da giovane fatica a trovare un impiego ma poi gli sforzi e la fortuna la assistono. Nel 1997 arrivano i primi ingaggi grazie ai quali riesce a farsi strada e ad affermarsi. Nel 2007 vince il Golden Globe per la miglior serie drammatica, Grey’s Anatomy e nel 2017 viene chiamata da Netflix per produrre nuovi contenuti, il primo dei quali è proprio la serie televisiva Bridgerton.

La prima nota discrepanza tra il libro e il film è data dalla presenza in quest’ultimo di alcuni importanti personaggi di colore. Simon, il duca di Hastings, non ha la pelle bianca e gli occhi azzurri ma è di colore e ha occhi neri. La Regina Carlotta di Meclemburgo Sterliz, moglie di Giorgio III, è anch’ella di colore. Molti studiosi hanno sottolineato la possibile presenza di un ramo africano nella famiglia reale britannica, tuttavia da tali considerazioni si raccolgono ancora molti aneddoti e poche certezze.

Seppur la scenografia meriterebbe una lode, non fosse altro per i meravigliosi colori, costumi e l’impeccabile ambientazione, lo sconcerto rimane proprio per la presenza dei personaggi di colore. Non si può dire che non vi sia armonia e modernità ma l’osservatore risulta inappagato nel chiedersi: perché?

Errore o scelta rivoluzionaria?

Perché la Regina Carlotta è interpretata dalla meravigliosa attrice di colore Golda Rocheuvel? Perché il duca di Hastings è interpretato dall’attore di colore Regé-Jean Page? Quale è il messaggio? È una serie politically correct?

Nel 1813 la maggior parte delle persone di colore era appena uscita da una condizione di schiavitù, la soluzione è quindi scandalosa perché non si attiene al periodo storico e pecca di presunzione? O, invece, si tratta di una scelta rivoluzionaria che è riuscita a tradurre in chiave moderna e innovativa temi già visti? Alcuni potrebbero pensare a una semplice scelta di marketing mentre altri penserebbero al genio capace di rivoluzionare uno schema noto e forse anche noioso.

Una circostanza da considerare è che, a seguito della tanto chiacchierata serie televisiva, i libri di Julia Quinn sono andati in ristampa e che qualcuno oltreoceano abbia addirittura pagato 700 dollari per acquistare il libro “Il Duca e Io”.

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