Cinquanta sfumature di cognomi piemontesi

Cinquanta sfumature di cognomi piemontesi

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Carlotta Viara |

Alzi la mano chi non conosce almeno un Ferrero: questo il cognome indigeno più diffuso sia a livello regionale (quasi 4mila) che nel capoluogo (a Torino se ne contano più di 700).

Si tratta del classico cognome legato ad un mestiere della tradizione, quello del fabbro, così come le sue varianti Ferraro, Ferro, Ferri, Ferreri, Ferrari e Ferraris ( … dal “tocco” nobiliare).

Non tutta la discendenza però lavora il metallo: per fortuna qualcuno ad Alba, nelle Langhe, si è dedicato, con risultati strabilianti, alla produzione di quella crema spalmabile cacao&nocciole che ovunque tanto piace.

Ci sono poi altri mestieri rappresentati dai Cordero (fabbricante di corde), Panero (fornaio), Cravero (addetto alle capre) ed ancora (per continuare con il suffisso -ero equivalente all’-aro su scala nazionale) Olivero, Barbero, Castagnero nonché …  l’isolato macellaio dal suffisso -ia: Beccaria.

Pullulano anche in territorio sabaudo (come nel resto d’Italia v. http://www.ecograffi.it/2020/06/limportanza-di-chiamarsi-ernesto-pillole-di-onomastica-tra-storia-e-curiosita/) i cognomi derivati da caratteristiche fisiche (Grosso, Bruno) e caratteriali (Cortese, che è pure la denominazione di un pregiato vitigno locale).

Proliferano quelli tratti dalla fauna (Gallo, Fasano = da fagiano) e d’ispirazione agreste (Bosco, Fenoglio = da finocchio), con una concentrazione maggiore rispetto ad altre regioni forse perché siamo, morfologicamente parlando, più gente di montagna e di collina che non di mare.

Significativa presenza sotto la Mole dei Russo (oltre 400), che, introdottisi dal sud grazie al forte flusso immigratorio degli anni del boom economico, si sono ormai naturalizzati türinèis ed hanno numericamente soppiantato gli autoctoni Pautasso.

Stessa sorte per la più recente ondata dei cinesi Hu e dei romeni Popa, entrambi in netta ascesa, nonostante il fuggi fuggi ingenerato dalla crisi.

Stranieri ben più di lungo corso i cognomi derivati da nomi di persona d’origine germanica, con il tipico suffisso -aldo/i (Gastaldo, Grimaldi), ma anche con la variante -audo per i Giraudo.

Influssi invece francesi per alcuni cognomi valligiani, talvolta doppi come nel caso dei Perron Cabus.

Non mancano le quasi “esclusive”: il 90% dei Dalmasso, Barale, Dutto è infatti residente in Piemonte, in omaggio alla nomea di bogianen che ci hanno appioppato  dalla vittoriosa battaglia dell’Assietta in poi.

Onnipresente infine, in discreta quantità, l’immarcescibile Signor Rossi (e relative “declinazioni” Rosso, Rossini) … che magari qui di nome non fa Mario bensì Giuanin.

Inserito da:

Giorgio Diaferia

Medico specialista in Medicina Fisica e Riabilitazione,è direttore Sanitario del Centro di Medicina Preventiva e dello Sport del SUISM-Università di Torino. E' docente a contratto in Medicina dello Sport Università di Torino. Dirige lo Stabilimento di Cure Fisiche del CMP e dello Sport del SUISM-UniTo E' medico di medicina generale e giornalista pubblicista.

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